Sig.ª Alving. Eppoi?
Osvaldo. Credevo che fosse sempre quel mal di capo di cui ho tanto sofferto all’epoca della mia adolescenza.
Sig.ª Alving. Sì... sì....
Osvaldo. Ma non era lo stesso. Non tardai a convincermene. Mi fu impossibile di lavorare. Volli accingermi ad un quadro grande, ma mi pareva che le facoltà mi mancassero. Tutta la mia forza era come paralizzata, non riuscivo a concentrarmi, e ad arrivare a delle immagini fisse. Tutto mi girava d’intorno, come se avessi avuto le vertigini. Che stato orribile! Finalmente mi rivolsi ad un medico, e da lui seppi tutto!
Sig.ª Alving. Che vuoi tu dire?
Osvaldo. Era uno dei principali medici. Dovetti descrivergli ciò che provavo; dopo di che, egli mi rivolse una quantità di domande, che, secondo me, non avevano nulla a che fare col mio stato; non comprendevo dove voleva arrivare.
Sig.ª Alving. Continua
Osvaldo. Terminò col dire: C’è in voi, sin dalla vostra nascita, qualche cosa di «tarlato» ecco l’espressione di cui egli s’è servito.
Sig.ª Alving (ascoltando con un’attenzione concentrata). Che intendeva dire?
Osvaldo. Io pure non lo compresi, e perciò lo pregai di spiegarsi più chiaramente. E allora quel vecchio cinico disse.... (stringendo il pugno) Oh!