Dicendo questa frase, satura dell'adorabile stupidità che danno all'anima i primi turbamenti dell'amor vero, Ippolito guardava la giovinetta. Adelaide accendeva la lampada a doppia corrente d'aria, allo scopo di far scomparire una candela inastata sopra una gran bugia di rame e adorna di scanalature sporgenti per l'abbondanza dello scolo.

Fece un lieve saluto, andò a riporre la bugia nell'anticamera, ritornò per collocare la lampada sul camino e sedette presso sua madre, un po' indietro del pittore, per poterlo guardare, con suo comodo dandosi l'aria di essere occupatissima del contegno della lampada la cui fiamma sotto l'influenza dell'umidità di un vetro sporco, gettava faville dibattendosi con un lucignolo nero e mal tagliato. Vedendo il gran specchio che ornava la caminiera, Ippolito vi gettò prontamente gli occhi per ammirare Adelaide. La piccola astuzia della giovinetta non servì dunque che ad imbarazzarli ambedue. Discorrendo colla signora Leseigneur, giacchè Ippolito le dava a caso questo nome, esaminò la sala, ma con prudenza e di soppiatto. Il focolare era così pieno di ceneri, che si vedevano appena le figure egiziane degli alari in ferro. Due tizzoni cercavano di riunirsi avanti un ceppo, interrato con tanta cura come fosse il tesoro d'un avaro. Un vecchio tappeto d'Aubusson, ben rattoppato, ben ripulito, logoro come l'abito di un invalido, non copriva tutto il pavimento smorzandone appena il freddo. I muri avevano per ornamento una tappezzeria rossastra che figurava una stoffa di damasco a disegni gialli. Nel mezzo della parete opposta a quella in cui si trovavano le finestre, il pittore vide una apertura segreta e le pieghe fatte nella tappezzeria dalle due porte di un'alcova ove senza dubbio andava a dormire la signora Leseigneur. Un canapè situato dinanzi a questa apertura segreta la mascherava imperfettamente. In faccia al camino v'era un tavolo d'acajù molto bello, i cui ornati non mancavano nè di ricchezza nè di buon gusto. Un ritratto appeso al di sopra rappresentava un militare d'alto grado: ma la scarsità della luce non permise al pittore di distinguere a quale arma appartenesse. Quell'orribile sgorbio pareva, del resto, fatto in China anzichè a Parigi. Alle finestre alcune tende di seta rossa erano scolorite come i mobili tappezzati in giallo e rosso che guarnivano questa sala a doppio uso. Sul marmo del tavolo, una preziosa guantiera di malachite sosteneva una dozzina di tazze da caffè magnificamente dipinte e senza dubbio fatte a Sèvres. Sul camino troneggiava l'eterna pendola dell'Impero, un guerriero che guida i quattro cavalli d'un carro la cui ruota porta ad ogni raggio la cifra di un'ora. Le candele dei candelabri erano gialle pel fumo, e ad ogni angolo dell'intelajatura si vedeva un vaso di porcellana nel quale si trovava un mazzo di fiori artificiali, pieni di polvere ed ammuffiti. Nel mezzo della stanza Ippolito osservò un tavolo da giuoco in pieno assetto e delle carte nuove. Per un osservatore vi era un non so che di desolante nello spettacolo di questa miseria imbellettata come una vecchia che vuol far dire il falso al suo viso. A questo spettacolo ogni uomo di buon senso si sarebbe proposto in segreto e ili primo acchito questa specie di dilemma: O queste due donne sono la stessa probità, o vivon d'intrighi e di giuoco. Ma, vedendo Adelaide, un giovane puro come Schinner doveva credere all'innocenza la più perfetta e dare le cause più onorevoli all'incoerenza del mobilio.

— Figlia mia, disse la vecchia alla giovinetta, ho freddo, fateci un po' di fuoco e datemi il mio scialle.

Adelaide andò in una camera attigua alla sala e ritornò portando a sua madre uno scialle di cascemir che, nuovo, aveva dovuto essere di gran valore, essendone indiani i disegni; ma, vecchio, senza freschezza e tutto a rattoppi, armonizzava coi mobili. La signora Leseigneur vi si avviluppò in modo assai artistico e coll'abilità di una vecchia che vuol far credere alla verità delle sue parole. La giovinetta corse lestamente al cafarnao e ritornò con una manciata di legna minuta che gettò bravamente sul fuoco per riattizzarlo.

Sarà molto difficile tradurre la conversazione che ebbe luogo fra queste tre persone. Guidato dal tatto che si acquista colle disgrazie provate dall'infanzia, Ippolito non osava permettersi la menoma osservazione relativa alla posizione delle sue vicine, vedendo intorno a sè i sintomi di un imbarazzo così mal celato. La più semplice domanda sarebbe stata indiscreta, e non doveva essere fatta che dopo un'amicizia già antica. Tuttavia il pittore era profondamente preoccupato di questa miseria celata, la sua anima generosa ne soffriva; ma sapendo ciò che ogni specie di pietà, anche la più amica, può avere di offensivo, si trovava impacciato nel disaccordo che esisteva fra i suoi pensieri e le sue parole. Le due donne parlarono dapprima di pittura indovinando benissimo gli imbarazzi segreti che produce una prima visita; esse forse li provavano e la natura dei loro spirito fornì loro mille risorse per farli cessare. Interrogando il giovine sui procedimenti materiali dell'arte sua, sui suoi studii, Adelaide e sua madre l'incoraggiarono a discorrere. Gli indefiniti i nonnulla della loro conversazione, animati dalla benevolenza, condussero in modo affatto naturale Ippolito a fare alcune osservazioni o riflessioni che dipingevano la natura dei suoi costumi e dell'animo suo. I dispiaceri avevano prematuramente avvizzito il volto della vecchia, che una volta senza dubbio era stata bella; ora non le rimanevano più che i tratti salienti, i contorni, in una parola lo scheletro di una fisionomia il cui insieme indicava una gran finezza, molta grazia nel muovere gli occhi nei quali si trovava l'espressione particolare alle dame dell'antica corte e che non si saprebbe definire. Questi lineamenti, così fini, così delicati, potevano ben anche denotare dei cattivi sentimenti, far supporre l'astuzia e l'inganno femminile portato ad un alto grado di perversità anzichè mostrare le delicatezze di un'anima bella. In fatto il volto delle donne ha una cosa che mette in imbarazzo l'osservatore volgare, che cioè vi è impercettibile la differenza fra la franchezza e la doppiezza, il genio dell'intrigo e il genio del cuore. L'uomo dotato di vista penetrante indovina queste gradazioni inafferrabili, prodotte da una linea più o meno curva, da una fossetta più o meno marcata, da una sporgenza più o meno tonda o prominente.

L'apprezzamento di questi diagnostici è tutto riservato all'intuizione, che sola può far scoprire quello che altri ha interesse ad occultare. Il volto di questa signora era il fac simile dell'appartamento che abitava; pareva altrettanto difficile sapere se quella miseria occultava dei vizii od un'alta probità, come il riconoscere se la madre d'Adelaide era un'antica civetta abituala a lutto pesare, tutto calcolare, tutto vendere, o una donna piena di nobiltà e di qualità amabili. All'età di Schinner il primo movimento del cuore è di credere al bene. Quindi, contemplando la fronte nobile e quasi sdegnosa di Adelaide, guardando quegli occhi pieni d'anima e di pensieri, respirò, per così dire, i soavi e modesti profumi della virtù. Nel mezzo della conversazione colse il destro di parlare dei ritratti in generale, per avere il diritto di e sa- minare l'orribile pastello di cui tutte le tinte erano impallidite, e da cui era in gran parte caduta la polvere.

— Senza dubbio voi avete affetto a questa pittura a motivo della rassomiglianza, mie signore, giacchè il disegno è orribile, disse guardando Adelaide.

— È stato fatto a Calcutta in gran fretta, rispose la madre con voce commossa.

Contemplò lo schizzo informe con quell'abbandono profondo che deriva dai ricordi di felicità quando si ridestano e piombano sul cuore come una rugiada benefica alle cui fresche impressioni amiamo abbandonarci; ma nell'espressione del volto della vecchia signora apparvero altresì le traccie di un eterno cordoglio. Almeno il pittore volle interpretare così l'attitudine o la fisionomia della sua vicina, presso la quale andò a sedersi.

— Madama, aggiunse, qualche tempo ancora, od i colori di questo pastello saranno scomparsi. Il ritratto non esisterà più che nella vostra memoria. Là voi vedrete una figura che vi è cara, gli altri non ne capiranno più nulla. Volete permettermi di riportare quella figura sulla tela? Vi sarà fissata più durevolmente che sulla carta. Accordatemi, in grazia della nostra vicinanza, il piacere di farvi questo servizio. Vi sono momenti in cui un artista ama sollevarsi dalle sue grandi composizioni con lavori di minore portata: il rifare questa tosta Rara per me una distrazione.