La cipria del capelli sembrava meno bianca nel secondo, l'oro dei fiori di giglio meno splendente, i tentativi di spalline più disperati e più raggrinzati, l'intelligenza più fiacca, la vita più di quella del primo inoltrata preso il termine fatale. Finalmente, realizzava quel motto di Rivarol su Champcenetz: «È il mio Chiaro di luna.» Egli non era che il bis dell'altro, un bis pallido e meschino, giacchè correva fra i due tutta la differenza che esiste fra la' prima e l'ultima tiratura di una litografia. Questo vecchio muto fu un mistero pel pittore e restò sempre un mistero. Il cavaliere — era cavaliere — non parlò e nessuno parlò a lui. Era un amico, un parente povero, un uomo che si attaccava al vecchio galante come una damigella di compagnia presso una vecchia signora? Teneva il mezzo fra il cane, il pappagallo e l'amico? Aveva salvato le sostanze o soltanto la vita del suo benefattore? Era il Trim di un altro capitano Tobia? Altrove, come dalla baronessa De Rouville, eccitava la curiosità senza mai soddisfarla. Chi poteva, sotto la Ristorazione, ricordarsi l'attaccamento che prima della Rivoluzione legava questo cavaliere alla donna del suo amico, morta da vent'anni?

Il personaggio che pareva il più nuovo di questi due avanzi, si inoltrò con galanteria verso la baronessa De Rouville, le baciò la mano, e si sedette presso di lei. L'altro salutò e si collocò presso il suo tipo, ad una distanza rappresentata da due sedie. Adelaide venne ad appoggiare i gomiti sullo schienale della poltrona occupata dal vecchio gentiluomo, imitando, senza saperlo, la posa che Guerin ha data alla sorella di Didone nel celebre suo quadro. Benchè la famigliarità del gentiluomo fosse quella di un padre, pel momento parve che le sue libertà spiacessero alla giovinetta.

— Ebbene, mi fai il broncio? disse gettando su Schinner uno di quegli sguardi obliqui pieni di finezza e di malizia, sguardi diplomatici la cui espressione tradiva la prudente inquietudine, la curiosità cortese delle persone bene educate che vedendo uno sconosciuto sembra domandino: — È dei nostri?

— Ecco il nostro vicino, gli disse la vecchia mostrandogli Ippolito. Il signore è un celebre pittore il cui nome vi deve essere noto malgrado la vostra indifferenza per le arti.

Il gentiluomo riconobbe la malizia della sua vecchia amica nell'omissione del nome, e salutò il giovane.

— Certamente, egli disse, ho inteso parlar molto dei suoi quadri all'ultima esposizione. Il talento ha dei bei privilegi, signore, aggiunse guardando il nastro rosso dell'artista. Questa distinzione, che noi dobbiamo conquistare al prezzo del nostro sangue e di lunghi servizii, voi l'ottenete da giovani; ma tutte le glorie sono sorelle, aggiunse portando la mano alla sua decorazione di San Luigi.

Ippolito balbettò alcune parole di ringraziamento, e ricadde nel suo silenzio accontentandosi di rimirare con entusiasmo la bella testa della giovinetta che l'aveva incantato. In breve si immerse in quella contemplazione senza più pensare alla miseria profonda dell'appartamento. Per lui il volto di Adelaide si staccava da un'atmosfera luminosa. Rispose brevemente alle domande che gli furono rivolte e che fortunatamente capì, grazie a una facoltà singolare dell'anima nostra, il cui pensiero può, qualche volta, in certo modo raddoppiarsi. A chi non è accaduto d'essere assorto in una meditazione voluttuosa o triste, di ascoltarne nell'interno la voce ed assistere ad una conversazione o ad una lettura? Ammirabile dualismo che spesso ajuta a compatire i nojosi. Feconda e ridente la speranza gli versò mille pensieri di felicità, e non volle più nulla osservare intorno a sè. Dopo un certo lasso di tempo si accorse che la vecchia dama e sua figlia giocavano col vecchio gentiluomo. Quanto al satellite di colui, fedele alla sua condizione di ombra, si teneva in piedi dietro l'amico, il cui giuoco lo preoccupava, rispondendo alle mute domande che gli faceva il giuocatore con delle piccole smorfie approvative, che ripetevano i movimenti interrogatorii dell'altra fisionomia.

— Du Holga, perdo sempre, diceva il gentiluomo.

— Scartate male, riprese la baronessa De Rouville.

— Ecco tre mesi che non ho potuto guadagnarvi una partita sola, egli riprese.