A poco a poco le confidenze cominciarono, ed il pittore confessò il suo amore. Quando parlò della via Suresne e d'una giovinetta alloggiata ad un quarto piano: — Alto là! gridò allegramente Souchet. È una giovinetta che vedo tutte le mattine all'Assunzione ed alla quale fo la corte. Sua madre è una baronessa! Ci credi tu alle baronesse alloggiate al quarto piano? Brrr!... Ah! tu sei un uomo dell'età dell'oro; ma essa ha una figura, un'aria che dicono tutto. Come! Non hai indovinato che cosa è alla maniera con cui tiene il suo scialle?

I due amici passeggiarono a lungo, e loro si unirono parecchi giovani che conoscevano Souchet e Schinner. L'avventura del pittore, giudicata di poca importanza, fu loro contata dallo scultore.

— Ed anch'esso ha veduto quella ragazza!

Furono osservazioni, risa, burle, fatte innocentemente e con tutto il brio degli artisti, ma delle quali Ippolito soffriva orribilmente. Un certo intimo pudore lo metteva in triste posizione vedendo il segreto del suo cuore trattato con tanta leggierezza, la sua passione lacerata, fatta in brandelli, una giovinetta sconosciuta e la cui vita pareva così modesta, sottoposta a giudizii veri o falsi, pronunciati con tanta indifferenza. Affettò di essere spinto da uno spirito di contraddizione; chiese seriamente a ciascuno le prove delle sue asserzioni, e gli scherzi ripresero da capo.

— Ma, caro amico, hai veduto lo scialle della baronessa? diceva Souchet.

— Hai seguito la piccina, la mattina, quando trotta all'Assunzione? diceva Giuseppe Bridau, un birichino dello studio di Gres.

— Ah! la madre ha, fra le altre virtù, un certo abito grigio che considero come un tipo, disse Bixion, il caricaturista.

— Ascolta, Ippolito, riprese lo scultore, vieni qui verso le quattro ed analizza un po' gli andamenti della madre e della figlia. Se dopo hai dei dubbii, ebbene! da te non si caverà mai nulla. Sarai capace di sposare la figlia della tua portinaja.

In preda ai sentimenti più opposti, il pittore abbandonò i suoi amici. Adelaide e sua madre gli sembravano esseri superiori a queste accuse, ed in fondo al cuore provava rimorso di avere sospettata la purezza di quella giovane così semplice e così bella.

Andò al suo studio, passò davanti alla porta dell'appartamento in cui si trovava Adelaide, e provò il senso di dolore al cuore che non lascia luogo ad esitanze. Amava la signorina De Rouville con tanta passione che, ad onta del furto della borsa, l'adorava ancora. Il suo amore era quello del cavaliere Des Grieux che ammira e purifica la sua bella perfino sulla carretta che conduce alla prigione le donne perdute. — Perchè il mio amore non la renderebbe la più pura di tutte le donne? Perchè abbandonarla al male, al vizio, senza porgerle una mano amica? Questa missione gli piacque. L'amore trae profitto da ogni cosa. Nulla più seducente per un giovane che fare la parte del genio del bene presso una donna. Vi è qualche cosa di romanzesco in tale impresa che s'addice alle anime esaltate. Non è forse la massima devozione sotto la forma più elevata, più gentile? Non vi è della grandezza nel sapere che si ama abbastanza per amare ancora là ove l'amore degli altri si estingue e muore? Ippolito si assise nel suo studio, contemplò il suo quadro senza punto lavorarvi, non vedendo le figure che attraverso alcune lagrime che gli ondeggiavano negli occhi, tenendo sempre la tavolozza alla mano, avanzandosi verso la tela come per raddolcire una tinta, ma non toccandola. La notte lo colse in quell'attitudine. Svegliato dalla sua fantasticheria dall'oscurità, discese, incontrò il vecchio ammiraglio sulle scale, gli gettò una triste occhiata salutandolo, e fuggì. Aveva avuta l'intenzione di entrare dalle sue vicine, ma l'aspetto del protettore d'Adelaide gli gelò il cuore e fece svanire la sua risoluzione. Si chiese per la centesima volta quale interesse poteva condurre quel vecchio libertino, ricco di ottantamila lire di rendita, in quel quarto piano ove perdeva circa quaranta franchi tutte le sere; e quell'interesse credette indovinarlo. Il giorno dopo ed i seguenti Ippolito si ingolfò nel lavoro per cercare di combattere la sua passione, colla foga delle idee e della concezione. Riescì a mezzo. Lo studio lo consolò senza però arrivare a soffocare i ricordi di tante ore carezzevoli passate presso Adelaide. Una sera, nel lasciare il suo studio, trovò la porta dell'appartamento delle due signore semichiusa. Vi era una persona in piedi nel vano della finestra. La disposizione della porta e della scala non permettevano al pittore di passare senza vedere Adelaide; la salutò freddamente, lanciandole una occhiata indifferente; ma, giudicando dalle sue le sofferenze di quella giovinetta, provò un sussulto interno nel pensare all'amarezza che quello sguardo e quella freddezza dovevano gettare in un cuore innamorato. Coronare le più dolci feste che mai abbiano rallegrate anime pure con un dispetto di otto giorni, collo sprezzo più profondo, più completo!... triste scioglimento! Forse la borsa era stata trovata, e forse ogni sera Adelaide aveva aspettato il suo amico. Questo pensiero così semplice, così naturale, fece provare nuovi rimorsi all'innamorato. Si domandò se le prove d'attaccamento che la giovinetta gli aveva date, se le incantevoli conversazioni, improntate da un amore che l'aveva entusiasmato, non meritavano almeno un'inchiesta, non valevano una giustificazione. Vergognandosi di aver resistito per una settimana ai voti del cuore e trovandosi quasi reo per quella lotta, la sera stessa andò da madama De Rouville. Tutti i suoi sospetti, tutti i suoi cattivi pensieri, svanirono all'aspetto della giovinetta pallida e dimagrata.