— Oh! nulla, rispose la baronessa. Adelaide ha passato alcune notti per finire un lavoro femminile e non ha voluto darmi ascolto quando le dicevo che un giorno più un giorno meno poco importava...
Ippolito non ascoltava. Vedendo quelle due figure così nobili, così calme, arrossiva dei suoi sospetti ed attribuiva la perdita della sua borsa a qualche caso inesplicabile.
Quella serata fu deliziosa per lui, e fors'anche per lei. Vi sono segreti che le anime giovani comprendono così bene! Adelaide indovinava ciò che pensasse Ippolito. Senza volere confessare i suoi torti, il pittore li riconosceva; ritornava alla sua amante più invaghito, più affettuoso, cercando così di guadagnare un tacito perdono.
Adelaide gustava gioje così perfette, così dolci, che non le parevano pagate troppo con tutta la sciagura che aveva così crudelmente straziato l'anima sua.
L'accordo così vero dei loro cuori, quell'intimità piena di magia, fu però turbata da una parola della baronessa De Rouville.
— Facciamo la nostra partitina? ella disse, giacchè il mio vecchio Kergarouët mi tiene il broncio.
Questa frase risvegliò tutti i sospetti del giovine pittore, che arrossì guardando la madre di Adelaide; ma non vide su quel volto che l'espressione di una bonomia sincera; nessuna seconda intenzione ne distruggeva la piacevolezza; la finezza non era perfida, la malizia pareva dolce, e nessun rimorso ne alterava la calma.
Allora si mise alla tavola da giuoco.
Adelaide volle dividere la sorte del pittore, pretendendo che non conoscesse il picchetto, ed avendo bisogno d'un socio.
Madama De Rouville e sua figlia si fecero durante la partita dei segni d'intelligenza che inquietavano tanto più Ippolito, inquantochè guadagnava; ma poi alla fine un ultimo colpo rese i due amanti debitori della baronessa.