Volendo cercare delle monete nelle tasche, il pittore ritirò le mani da sopra la tavola, ed allora vide davanti a sè una borsa che Adelaide vi aveva fatto scivolare senza ch'egli se ne accorgesse; la povera ragazza teneva l'antica, e per darsi contegno si occupava a cercarvi del danaro per pagare sua madre.

Il sangue di Ippolito affluì tutto al suo cuore con impeto sì grande che fu sul punto di venir meno.

La borsa nuova sostituita alla sua e che conteneva i suoi quindici luigi, era ricamata in perle d'oro.

I cappii, le nappine, tutto attestava il buon gusto di Adelaide, che senza dubbio aveva esaurito il suo peculio negli ornamenti di quel grazioso lavoro.

Era impossibile dire con maggior delicatezza che il dono del pittore non poteva essere ricompensato che con un attestato d'affezione.

Quando Ippolito, soprafatto dalla felicità, volse gli occhi su Adelaide e sulla baronessa, le vide tremanti di gioja e felici dell'amabile soperchieria.

Egli si trovò piccolo, meschino, babbeo; avrebbe voluto punirsi, lacerarsi il cuore.

Alcune lagrime gli spuntarono negli occhi, si alzò con un moto irresistibile, prese Adelaide fra le braccia, la strinse al seno, le rapì un bacio, poi, con una buona fede d'artista:

— Ve la chiedo in moglie! sclamò guardando la baronessa.

Adelaide gettava sul pittore degli sguardi mezzo corrucciati e madama De Rouville, un po' sorpresa, cercava una risposta, quando la scena fu interrotta dallo strepito del campanello.