— Buono! una damigella di compagnia che porta zaffiri degni d'una regina ed un abito di malines! Contatela ad altri, generale. Anche voi non sareste molto forte in diplomazia se nei vostri apprezzamenti passaste in un momento dalla principessa tedesca alla damigella di compagnia.

Il generale Montcornet fermò per il braccio un ometto grasso, i cui capelli mezzo grigi e gli occhi intelligenti si vedevano nei vani di tutte le porte e che si mischiava senza complimenti ai diversi gruppi, nei quali era accolto con rispetto.

— Gondreville, caro amico, gli disse Montcornet, chi è quella graziosa donnina seduta laggiù sotto quell'immenso candelabro?

— Il candelabro? Ravrio, mio caro, me ne ha dato il disegno Isabey.

— Oh! ho già riconosciuto il tuo gusto ed il tuo fasto nel mobilio, ma la donna?

— Ah! non la conosco. Sarà senza dubbio un'amica di mia moglie.

— O la tua amante, vecchio briccone.

— No, parola d'onore! La contessa di Gondreville è la sola donna capace di invitare persone che nessuno conosce.

Ad onta di questa osservazione piena d'acrimonia, il grosso ometto conservò sulle sue labbra il sorriso di soddisfazione interna che vi aveva fatto nascere la supposizione del colonnello dei corazzieri. Costui raggiunse in un gruppo vicino il referendario occupato, ma inutilmente, a cercare notizie sulla sconosciuta. Lo prese pel braccio e gli disse all'orecchio: — Mio caro Marziale, sta in guardia! Madama di Vaudremont ti osserva da alcuni minuti con un'attenzione deplorabile; è donna da indovinare, al movimento solo delle tue labbra, ciò che tu mi dicesti; i nostri gesti sono già stati troppo significativi, ella ne ha benissimo scoperta e seguita la direzione, ed io la credo in questo momento più occupata di noi stessi della piccola dama azzurra.

— Vecchia astuzia di guerra, mio caro Montcornet. Del resto che m'importa? Io sono come l'imperatore; quando faccio delle conquiste le mantengo.