— Marziale! la tua fatuità ha bisogno di una lezione. Come! borghese, tu hai l'onore di essere il marito designato di madama de Vaudremont, una vedova di ventidue anni, che ha la miseria di quattromila napoleoni di rendita, di una donna che ti mette in dito dei diamanti belli come questo, aggiunse prendendo la mano sinistra del referendario che gliela abbandonò con compiacenza, ed hai ancora la pretesa di fare il Lovelace, come se fossi colonnello e costretto a mantenere nelle guarnigioni la riputazione militare! Ohibò! Ma rifletti dunque a tutto ciò che puoi perdere.

— Almeno non perderò la mia libertà, replicò Marziale con un riso forzato.

Gettò uno sguardo appassionato a madama de Vaudremont la quale non gli rispose che con un sorriso pieno d'inquietudine, giacchè aveva visto il colonnello esaminare l'anello del referendario.

— Ascolta, Marziale, ripresa il colonnello, se tu volteggi intorno alla mia giovane sconosciuta, io intraprenderò la conquista di madama de Vaudremont.

— Permesso, caro corazziere, ma voi non otterrete nulla, disse il giovine referendario mettendo la nitida unghia del suo pollice sotto uno del denti superiori, e cavandone un piccolo strepito motteggiatore.

— Pensa che io sono celibe, riprese il colonnello, che la mia spada è tutta la mia fortuna, e che sfidarmi così è mettere Tantalo a sedere davanti ad un banchetto che divorerà.

— Prrr!

Questo insolente cumolo di consonanti fu la risposta alla provocazione del generale. La moda di quel tempo obbligava un uomo a portare al ballo i calzoni di casimiro bianco e le calze di seta. Questo grazioso costume metteva in rilievo la perfezione delle forme di Montcornet, allora in età di trentacinque anni, e che attirava gli sguardi per l'alta statura obbligatoria nei corazzieri della guardia imperiale, la cui bell'uniforme dava maggior risalto alla sua imponenza, ancora giovane ad onta della pinguedine che doveva all'equitazione. I suoi baffi neri completavano l'espressione franca di una faccia veramente militare la cui fronte era larga e scoperta, il naso aquilino, la bocca vermiglia. I modi di Montcornet, improntati di una certa nobiltà dovuta all'abitudine del comando, potevano piacere ad una donna che avesse avuto il buon senso di non fare di suo marito uno schiavo. Il colonnello sorrise guardando il referendario, uno dei suoi migliori amici di collegio, la cui piccola statura svelta l'obbligò, per rispondere alla sua canzonatura, ad abbassare un po' l'amichevole sua occhiatina.

Il barone Marziale De la Roche-Hugon era un giovane provenzale che Napoleone proteggeva e sembrava designare per qualche pomposa ambasciata. Egli aveva sedotto l'imperatore con una compiacenza italiana, col genio dell'intrigo, con quell'eloquenza da salone e quella scienza dei modi che surrogano tanto facilmente le qualità eminenti di un uomo solido. Benchè vivace e giovane, la sua figura possedeva già lo splendore immobile della latta, una delle qualità indispensabili ai diplomatici e che permette loro di nascondere le proprie emozioni, di mascherare i sentimenti, se pure questa impassibilità non annunzia in essi l'assenza di ogni emozione e la morte dei sentimenti.

Si può considerare il cuore dei diplomatici come un problema insolubile, giacchè i tre più illustri ambasciatori dell'epoca si sono segnalati per la persistenza nell'odio e per le affezioni romanzesche. Tuttavia Marziale apparteneva a quella classe d'uomini capaci di calcolare il loro avvenire in mezzo ai più ardenti piaceri; egli aveva già giudicato il mondo ed occultata la sua ambizione sotto la fatuità dall'uomo fortunato in amore, mascherando il suo talento sotto la livrea della mediocrità, dopo aver osservato la rapidità con cui si avanzavano le persone che davano un po' d'ombra al padrone.