I due amici furono costretti a lasciarsi dandosi una cordiale stretta di mano. Il ritornello che preveniva le dame di formare le quadriglie di una nuova contradanza, cacciò gli uomini dal vasto spazio in cui stavano discorrendo in mezzo alla sala. Questa rapida conversazione, tenuta nell'intervallo che separa sempre le contradanze, ebbe luogo davanti al camino del gran salone del palazzo Gondreville. Le domande e risposte di questa chiacchierata, abbastanza comune in un ballo, erano state come susurrate da ciascuno dei due interlocutori all'orecchio del vicino. Tuttavia le girandole e i candelabri del camino spandevano sui due amici una luce così abbondante, che le loro figure troppo vivamente illuminate non poterono nascondere, malgrado la loro discrezione diplomatica, l'impercettibile espressione dei loro sentimenti, nè all'astuta contessa, nè alla candida sconosciuta. Questo spionaggio del pensiero è forse per gli oziosi uno dei piaceri che trovano nel mondo, mentre tante ingenue vittime vi si annojano senza osare di convenirne.
Per comprendere tutto l'interesse di questa conversazione è necessario raccontare un avvenimento che per invisibili legami andava a congiungersi coi personaggi di questo piccolo dramma, allora sparsi nel salone. Alle undici di sera circa, nel momento in cui le danzatrici riprendevano i loro posti, la società del palazzo Gondreville aveva veduto apparire la più bella donna di Parigi, la regina della moda, la sola che mancasse a quella splendida riunione. Essa si faceva una legge di non mai arrivare che nel momento in cui le sale offrivano quel movimento animato che non permette alle donne di conservare a lungo la freschezza del volto nè quello della toeletta. Questo momento rapido è come la primavera del ballo. Un'ora dopo, quando il piacere è passato, quando sopraggiunge la stanchezza, tutto vi è logoro. Madama de Vaudremont non commetteva mai il fallo di restare ad una festa per mostrarvi dei fiori languenti, dei ricci cadenti, delle guarnizioni sciupate, con una figura simile a tutte quelle che, incalzate dal sonno, non sempre lo ingannano. Essa si guardava bene di lasciar vedere, come le sue rivali, la sua bellezza sonnolente; sapeva sostenere abilmente la sua riputazione di civetteria, ritirandosi sempre da un ballo altrettanto brillante come quando vi era entrata. Le donne si dicevano all'orecchio con un sentimento d'invidia che preparava e metteva tante toelette quanti balli vi erano in una sera. Questa volta madama de Vaudremont non doveva essere padrona di lasciare a suo capriccio il salone dove arrivava allora trionfalmente. Fermatasi un istante sulla porta, gettò degli sguardi osservatori, benchè rapidi, sulle donne, i cui abbigliamenti furono tosto studiati affine di convincersi che il suo li eclisserebbe tutti.
La celebre civetta si offerse all'ammirazione dell'adunanza, condotta da uno dei più bravi colonnelli dell'artiglieria della guardia, un favorito dell'imperatore, il conte di Soulanges. L'unione momentanea e fortuita di questi due personaggi ebbe senza dubbio qualche cosa di misterioso. Udendo annunziare il signor di Soulanges e la contessa di Vaudremont, alcune donne che facevano tappezzeria si alzarono, e alcuni uomini passati nella sala vicina si affollarono alle porte delta sala principale. Uno di quei burloni, che non mancano mai in queste numerose riunioni, vedendo entrare la contessa ed il suo cavaliere disse: — «Ora le donne avevano altrettanta curiosità di contemplare un uomo fedele alla sua passione, come gli uomini di esaminare una bella donna difficile a conservare.» Benchè il conte di Soulanges, giovane di circa trentadue anni, fosse dotato di quel temperamento nervoso che produce nell'uomo le grandi qualità, le sue forme gracili e la sua tinta pallida prevenivan poco in suo favore; i suoi occhi neri annunziavano molta vivacità, ma in società era taciturno, e nulla in lui rivelava uno di quei talenti oratorii che dovevano brillare alla destra nelle assemblee legislative della Ristorazione. La contessa di Vaudremont, donna alta, leggiermente pingue, d'una pelle splendida per bianchezza, che portava bene la sua testolina, e possedeva l'immenso vantaggio di inspirare l'amore colla gentilezza dei modi, era di quelle creature che mantengono tutte le promesse fatte dalla loro bellezza. Quella coppia, divenuta per alcuni momenti oggetto dell'attenzione generale, non lasciò lungo tempo il campo alla curiosità di esercitarsi sul suo conto. Il colonnello e la contessa pareva comprendessero perfettamente che il caso li aveva messi in una posizione imbarazzante. Vedendoli avanzarsi, Marziale si slanciò nel gruppo di uomini che occupava il posto al camino, per osservare attraverso le teste che gli facevano una specie di barriera, madama de Vaudremont coll'attenzione gelosa che dà il primo fuoco della passione: una voce segreta sembrava dirgli che il successo di cui s'inorgogliva era forse precario; ma il sorriso di fredda cortesia con cui la contessa ringraziò il signor De Soulanges ed il gesto che fece per congedarlo sedendosi presso madama de Gondreville, distesero tutti i muscoli che la gelosia aveva contratti sul suo volto. Tuttavia, vedendo in piedi a due passi dal canapè sul quale trovavasi madama de Vaudremont, Soulanges, che pareva non comprendere lo sguardo con cui la giovine civetta gli aveva detto che essi rappresentavano l'uno e l'altra una parte ridicola, il provenzale dalla testa vulcanica tornò ad aggrottare le nere sopraciglia che ombreggiavano i suoi occhi azzurri, carezzò, per darsi un po' di contegno, i ricci dei suoi capelli bruni, e senza tradire l'emozione che gli faceva palpitare il cuore, sorvegliò il modo in cui si conducevano la contessa ed il signor de Soulanges, pure scherzando coi vicini; fu allora che strinse la mano al colonnello, il quale veniva a rinnovare con esso la conoscenza; ma l'ascoltò senza intenderlo, tanto era preoccupato. Soulanges gettò occhiate tranquille sulla quadrupla fila di donne che incorniciava l'immenso salone del senatore, ammirando quella decorazione di diamanti, di rubini, di perle, di manipoli d'oro e di teste adorne il cui splendore faceva quasi impallidire i lumi delle candele, il cristallo dei candelabri e le dorature.
La calma noncurante del suo rivale fece perdere la bussola al referendario. Incapace di moderare la segreta impazienza che lo trasportava, Marziale si avanzò alla volta di madama de Vaudremont per salutarla. Quando comparve il provenzale, Soulanges gli lanciò uno sguardo torbido e stornò con atto impertinente la testa. Un grave silenzio regnò nella sala in cui la curiosità era al colmo. Tutte le teste tese presentavano i sentimenti più bizzarri; ognuno attendeva e temeva uno di quegli scandali che le persone bene educate si guardano sempre dal provocare. Tutto a un tratto la pallida figura del conte divenne rossa come lo scarlatto delle sue pistagne, ed i suoi sguardi si abbassarono d'un tratto a terra per non lasciare indovinare il soggetto del suo turbamento. Vedendo la sconosciuta modestamente situata al piede del candelabro, passò con aria triste dinanzi al referendario e si rifugiò in una delle sale da giuoco. Marziale e l'assemblea credettero che Soulanges gli cedesse pubblicamente il posto per paura del ridicolo che si attacca sempre agli amanti detronizzati. Il referendario rialzò fieramente la testa, guardò la sconosciuta, poi, quando si assise con tutta disinvoltura presso madama de Vaudremont, l'ascoltò con aria tanto distratta che non udì queste parole pronunziate dalla civetta sotto il ventaglio: — Marziale, mi farete il piacere di non portare questa sera l'anello che mi avete carpito. Ho le mie ragioni, e ve le spiegherò fra breve, quando ci ritireremo. Mi darete il braccio per andare dalla principessa di Wagram.
— Perchè avete accettato il braccio del colonnello? chiese il barone.
— Lo incontrai sotto il peristilio, ella rispose; ma lasciatemi, ci guardano tutti.
Marziale raggiunse il colonnello dei corazzieri. La piccola dama azzurra divenne allora il vincolo comune dell'inquietudine che agitava ad un tempo e così diversamente il corazziere, Soulanges, Marziale e la contessa di Vaudremont. Quando i due amici si erano separati lanciandosi la sfida che chiuse la loro conversazione, il referendario mosse verso madama de Vaudremont e seppe collocarla nel mezzo della più brillante quadriglia. Mercè quella specie d'ebrezza in cui una donna è sempre immersa dalla danza, ed il moto del ballo in cui gli uomini si mostrano col ciarlatanismo della toeletta, la quale non dà loro minori attrattive che alle donne, Marziale credette potersi abbandonare impunemente all'incanto che lo trascinava verso l'incognita. Se riuscì a sottrarre all'attività inquieta degli occhi della contessa i primi sguardi che gettò sulla dama azzurra fu ben tosto sorpreso in flagrante delitto, e, se fece scusare una prima preoccupazione, non giustificò l'impertinente silenzio che oppose più tardi alla più seducente delle interrogazioni che una donna possa rivolgere ad un uomo: Mi amate questa sera? Più egli era distratto, più la contessa si mostrava stringente ed importuna. Mentre Marziale ballava, il colonnello andò di gruppo in gruppo cercando notizie sulla giovine sconosciuta. Dopo avere stancata la compiacenza di tutte le persone, ed anche quella degli indifferenti, si decideva ad approfittare d'un momento in cui la contessa di Gondreville pareva libera, per chiedere ad essa medesima il nome di quella dama misteriosa, quando scoperse un leggiero vuoto fra la colonna spezzata che sosteneva il candelabro e i due divani che vi mettevano capo. Il colonnello approfittò del momento in cui la danza lasciava vacante una parte delle sedie che formavano parecchie linee fortificate difese da mamme o donne in età, ed imprese ad attraversare quella palizzata coperta di scialli e fazzoletti. Cominciò a complimentare le vedove; poi, di donna in donna, di galanteria in galanteria finì per raggiungere presso l'incognita il posto vuoto. A rischio d'impigliarsi nei grifoni e nei draghi dell'immenso candelabro, si mantenne là sotto il fuoco della cera, con gran dispetto di Marziale. Troppo astuto per interpellare di primo tratto la piccola dama azzurra che aveva alla destra, il colonnello cominciò col dire ad una signora, grande, abbastanza brutta, che era seduta alla sua sinistra: — È questo, signora, un magnifico ballo! Che lusso! che movimento! Parola d'onore, le donne sono tutte belle! Se voi non ballate, gli è senza dubbio che non ne avete voglia.
Questa insipida conversazione intavolata dal colonnello aveva per iscopo di far parlare la sua vicina di destra, che, silenziosa e preoccupata, non gli porgeva la menoma attenzione. L'ufficiale teneva in riserva una quantità di frasi che dovevano finire con un: E voi madama? sul quale contava molto. Ma ebbe una strana sorpresa vedendo alcune lagrime negli occhi della sconosciuta, che pareva interamente assorta in madama de Vaudremont.
— La signora è senza dubbio maritata? arrischiò alla fine il colonnello Montcornet con voce titubante.
— Sì, signore, rispose l'incognita.