Rosen tirò il campanello, ordinò carta, penna e calamaio, e scrisse la lettera seguente:
Mia cara Emilia,
Il signor Benvenuto Lamperth ti consegnerà questa lettera che ti scrivo da Dover. Il mio amico Edoardo ti avrà fatto conoscere le condizioni di quel progetto, mediante il quale ho potuto sottrarti alle terribili esigenze del nostro dissesto economico. Lamperth ti completerà queste notizie ragguagliandoti distesamente sulla mia morte. Spero che questo mio sacrificio ti farà perdonare tutte le crudeli ingiustizie di tuo marito.
Alfredo di Rosen
E piegata la lettera in quattro la porse al suo compagno dicendogli:—Mi sento appetito, scendiamo; odo laggiù delle voci di bevitori, e ho in animo di cimentarne qualcuno e di mettermi tosto alla prova.
E discesero nella sala da pranzo.
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Era una sala elegante e spaziosa, illuminata da alcuni vecchi lampadarii guarniti di ciondoli di rame e di prismi di cristallo, e decorata di alcune marine di Viardot mezzo scolorite dal tempo. Intorno alle pareti erano disposte delle lunghe tavole di quercia coperte di tappeti a dadi oblunghi, di un colore alternato tra il rosso di mattone e l'azzurro—quei vecchi tappeti di Germania così in uso fino a questi ultimi anni, che si può dire non esservi stata famiglia che non ne abbia avuto uno—e a ciascuna di quelle tavole sedeva buon numero di persone, tra le quali alcuni crocchi di viaggiatori e di negozianti, e alcuni ufficiali di marina addetti alle navi di trasporto pel tragitto dello stretto.
Quando Rosen e Lamperth entrarono nella sala, tutti i posti erano occupati, Rosen girò attorno lo sguardo, e mormorò tra sè stesso:—Incominciamo bene, è un appiglio, li costringerò a restringersi per cedermi un lato del loro tavolo: vo' vedere se avranno l'arditezza di rifiutarsi.
E si approssimò ad uno di essi.