—Calmatevi, gli rispondeva Lamperth, non ve ne mancheranno mai le occasioni, bisogna aver fede: intanto ordinate la vostra cena, lo stomaco ha le sue esigenze, e credo che voi dobbiate avere appetito.

—È vero, disse Rosen, cenerò; l'uomo è il servitore d'uno stomaco, anzi l'uomo è uno stomaco, la credo la definizione meno inesatta fra le tante che si son fatte di questo animale. E ordinò una costoletta di castrato colle patate.

Non aveva Rosen addentato la sua costoletta, che un nuovo arrivato entrò nella sala, e venne a sedersi di faccia a lui, dal lato opposto del tavolo.

Rosen era tutt'occhi nell'osservare i movimenti di quel suo commensale, e si augurava che la punta d'uno de' suoi stivali venisse a colpire uno de' suoi stinchi per aver ragione di bisticciarsi, quando l'altro cacciando il naso nel suo piatto e indicandolo col dito al cameriere gli disse:—portami una vivanda come quella... è una costoletta di castrato in salsa dolce.

—Voi mentite per la gola, o signore, disse Rosen sollevandosi un poco dalla sedia, questa costoletta è in salsa piccante.

—Per il cielo, esclamò l'altro un po' turbato da quella sorpresa, voi ci tenete molto al sapore della vostra costoletta e ne fate una questione di onore; del resto non c'è che dire, vi siete servito di una espressione felicissima; trattandosi di sapori, io ho precisamente mentito per la gola. Voi siete inglese?

—Di Londra.

—E contate di attraversare la Francia?

—Precisamente.

—Dubito se arriverete al termine del vostro viaggio senza trovare qualcuno che...