Brevissimo e variato sempre dai multiformi serpeggiamenti del Lambro è il tratto di via che disgiunge Canzo da Asso restando sulla riva destra del torrente il casale di Scarenna.
Asso era l'antico capoluogo della valle, ed una delle pievi che componevano la Martesana. Anche oggi è ecclesiasticamente la prima terra della Vallassina a cui dà anche il nome. Gli avanzi del suo antico castello rimangono tuttora ben conservati; la chiesa ha di particolare una considerevole ricchezza di tarsii principalmente negli stalli del coro. Vi si conserva ancora l'iscrizione d'un cippo dedicato ad Esculapio che diamo qui secondo la interpretazione favoritaci dal signor Labus.
GENIO ASCLepii
Lucius PLINIUS
BURRUS ET
P. PLINIUS
TERNus votum solvunt
Asso è paese di molta mercatura e attività, ma di povere e disagiate contrade. Quanta vaghezza però non lo circonda! Un giorno io sedeva stanco d'un viaggio faticoso a raccogliere gli spruzzi che mi gettavano addosso le onde del Lambro nel frangersi contro de' massi di cui è ripieno quel letto. Mirava il grosso borgo al fondo d'una valle angusta, e diceva fra me: di quali austere bellezze fu prodiga la natura a questo sito! Se io fossi un signore!... ma troncava di mezzo la frase, vedendo l'impossibilità del mio progetto, e dando una svolta al pronome proseguiva: Quante volte un signore va sbracciandosi a creare fiumi e laghi e monti e grotte dove la natura pose terreni piani, o incolti, o ridenti; a mettere boschi ove dovrebbero biondeggiare le spiche, a far saltare il camoscio, ove dovrebbero sbrucare le giovenche ed i buoi. Ma ne viene che i suoi monti, i suoi laghi, i suoi boschi, se tu li paragoni a' naturali, si cambiano in mucchietti di talpa, in pozzette d'acqua piovana, in cespugli di rovi. Qui potrebbe trovar tutto creato dalla natura; un ripido torrente quando ruinoso, quando pressochè asciutto, nel cui letto brillano migliaja di petruzze di svariatissimi colori; monti maestosissimi che s'ergono colla cima acuminata, quasi affilata lancia; su loro crescono al basso vigneti e noci, sul dorso prati, in alto giganteggiano i castagneti, i faggi e le quercie; cascatelle quasi perenni soverchiate da ponti di legno, donde l'occhio avezzo alla pianura guarda con titubanza. Un po' di tutto questo si potrebbe chiudere in un bel parco, e la delizia naturale vincerebbe di lunga mano qualunque altra potesse l'arte più lusinghiera contrapporle.
Chi è venuto nella valle, non come i più, per dire: ci sono stato, ma per esaminarne ogni parte, abbandoni per un istante la strada provinciale, e prendendo la montuosa di Pagnano che tira ad oriente, si rechi a Vicino, e quindi a Valbrona, solitario casale fra monti maestosi. Amico, pasci l'animo di melanconiche idee? senti il bisogno di trovarti un giorno lontano dalle clamorose agitazioni della città? senti che la tua salute invochi aria più vibrata e purgata? ascendi a questi romiti paeselli d'onde godrai ad un tempo deliziosissimi prospetti. Poco discosto da Valbrona, fra una selva di castani, sorge sur un poggio la chiesetta della Madonna della Febbre, meta ai devoti pellegrinaggi di questi alpigiani, soprattutto quando sono affetti di quartana. Una strada ronchiosa discende da qui fino ad Onno sul labbro del lago di Lecco.
Tre altre strade si staccano da Asso a nord-ovest e conducono una a Rezzago, l'altra a Caglio, presso cui sono buone argille, la terza a Sormano, luogo considerevole. Ivi il marchese Lodovico Trotti si rese benemerito per alcune fabbriche, onde il padre Guidone Ferrari gli fece quest'iscrizione:
COEMPTIS ALPIBUS
BELLASII MAGRELLII CIVENNÆ
ITEM SURMANI
QUÆ ET TURNI ET CLARÆ VALLIS OLIM
DIRUTISQUE MAPALIBUS
ÆDIFICIA BENE MACERIATA
CUM CASEALI ET STABULIS
PASTORIBUS AC BUBULO PECORI
MARCHIO LODOVICUS TROTTUS
EXTRUXIT A MDCCXVII
Tutte queste tre strade riescono nel Pian del Tivano, elevato piedi 5566 sul livello del lago, luogo di prati, e fecondo d'erbe farmaceutiche, d'anemoni, di ranuncoli, astranzie, ec.; ricco di torbiere, di pietre calcari, che strofinate danno un odore di petrolio. È tradizione che in questi dintorni la regina Anfelda, moglie di Teodorico, possedesse un castello di amenità. I monti che coronano questo piano sono tutti a strati calcari o marnosi, nè vi sono rari i grossi massi di granito e di schisto, come pure la breccia. Nel mezzo del piano, vuol essere veduta la Buca Nicolina, che si crede un antico ricetto di ladri.
Dal Piano del Tivano si discende al ramo del lago di Como per Velleso o per Zelbio riuscendo alla terra lacunale di Nesso.
Proseguendo da Asso per la via principale, ed assecondando il corso del Lambro, arrivi a Lasnigo, uno de' paesi più antichi di questa pieve. Avea già un mercato e si conserva ancora il nome del luogo ove si tenea.