Ed eccoti arrivato al maestoso ponte fatto erigere da Azzone Visconti nel 1335 per congiungere meglio tutte le parti del suo dominio. Non avea esso in origine che otto arcate, ma l'arcivescovo Giovanni II. Visconti, per ovviare le soverchie piene del lago, fece dilatare l'alveo dell'Adda che qui ricomincia, e prolungare il ponte di due nuove arcate. Nè bastando ancora questo provvedimento, i Comaschi, come quelli che più risentivano delle innondazioni del lago, a tutte loro spese fecero un maggior allargamento al letto del fiume e per conseguenza aggiunsero un nuovo arco al ponte, per cui venne ad avere undici arcate. Le due più recenti che si attaccano alla riva occidentale del fiume furono rinovate nel 1799 per essere state tagliate dai Francesi che poterono in tal guisa arrestare i passi vittoriosi degli eserciti Austro-Russi. Più d'uno de' miei pochi lettori si ricorderà dell'angusta porta all'ingresso occidentale di questo ponte, che fu da pochi anni demolita come disagevole al passaggio.

Ed ecco far bella mostra Lecco, la più importante e considerevole terra del nostro territorio dopo Monza, posto al 41.° 51′ 7″ di latitudine e 41.° 71′ 50″ di longitudine. «Giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando egli ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi e che s'incammina a diventar città» come dice Manzoni.

Nell'industria ha poche terre rivali; attivissimi edificj di seta; decentissimi alberghi (la Croce di Malta, il Leon d'oro, l'albergo Reale), più facili a trovarsi nelle città che in terre di campagna; depositi di ferramenta lavorate; la grandiosa fabbrica di cotoni dello Schmutz, bastano a mostrare la sua operosità. Lecco in un sabato d'autunno presenta riunito quanto di ricco, di vivace, di risplendente trovasi diffuso per tutte le terre della Brianza e pei luoghi all'intorno; grosse comitive di signori, verroni sorridenti di donzelle, di giovani, leggiere navicelle seminate con vago prospetto sulle azzurrine onde del lago; intanto fra i venditori e compratori un'operosa faccenda; una pressa di sbarcare e di imbarcare, un continuo andar e venire, e saltimbanchi e cerettani e cento altre cose siffatte.

Del resto nulla d'interessante per l'amatore delle belle arti; chiesapiccola, eccentrica e mal rispondente ai bisogni ed all'importanza del paese, non grandiosi palazzi, non gabinetti d'antichità; se non che ora va provvedendo anche a questa mancanza il distinto ingegnere Giuseppe Bovara che nella sua casa riunì molti oggetti di pittura, d'antiquaria e di mineralogia con cui fanno un vaghissimo contrasto i mirabili lavori in sóvero, che l'industrioso falegname Giacomo Anghileri (premiato anche dall'accademia di Brera nel 1824) eseguì sotto la direzione dello stesso ingegnere, e la maggior parte di essi rappresentanti le famose reliquie dell'antichità che rimangono ancora nella capitale del mondo cristiano ad attestare la sua passata grandezza.

Poco è discosto Pescarenico, casale di pescatori, dove esiste tuttora il convento del padre Cristoforo che ricevette tanta celebrità nei Promessi Sposi. Un'isoletta tutta verdeggiante nell'interno e al di fuori tutta cinta di candido muro chiamasi pure Pescarenico.

Gli innumeri casali onde è seminato il territorio di Lecco, all'occhio di chi li guardi da lontano da qualche luogo che vi risponda di fronte, si confondono, formando una lunga striscia biancheggiante che degrada sfumando fin che viene ad unirsi coll'altra striscia segnata dalla configurazione prolungata di Lecco. Alessandro Manzoni, giovinetto venia in questo territorio a respirare quest'aria piena di vita, e quante volte col fervido desiderio della gioventù avrà sospirato al momento di poter trasfondere dal suo cuore le tenere affezioni ond'era tocco all'aspetto di quelle austere bellezze. Il tempo rispose al suo e più all'altrui desiderio, e la prima pagina dei Promessi Sposi fu appunto consacrata alla fedele dipintura di queste pacifiche terre montuose.

«Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi a un tratto a ristringersi e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia riviera di rincontro; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per pigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lasciano l'acqua distendersi e allentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La riviera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di San Martino, l'altro con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare una sega: talchè non è chi, al primo vederlo, purchè sia di fronte, come per esempio dai bastioni di Milano che rispondono verso settentrione, non lo discerna tosto, con quel semplice indizio, in quella lunga e vasta giogaja, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon tratto la riviera sale con un pendìo lento e continuo; poi si dirompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l'ossatura dei due monti e il lavoro dell'acque. Il lembo estremo interciso dalle foci de' torrenti è pressochè tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigneti, sparsi di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna.... Dall'una all'altra di quelle terre, dalle alture alla riva, da un poggio all'altro, correvano e corrono tuttavia strade e stradette, ripide, acclivi, piane, tratto tratto affondate, sepolte fra due muri, donde, levando il guardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; tratto tratto elevate su aperti terrapieni, e da quivi la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un tratto, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e svariato specchio dell'acqua; di qua lago, chiuso all'estremità o piuttosto smarrito entro un gruppo, un andirivieni di montagne, e di mano in mano più espanso tra altri monti che si spiegano ad uno ad uno allo sguardo, e che l'acqua riflette capovolti, coi paesotti posti in sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur fra i monti, che l'accompagnano, digradando via via, e perdendosi quasi anch'essi nell'orizzonte. Il luogo stesso da cui contemplate que' varj spettacoli, vi fa spettacolo da ogni banda, il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge al di sopra, d'intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili a ogni tratto di mano, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v'era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava in sulla costa: e l'ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell'altre vedute».

E l'amarezza di quell'addio onde Lucia ignara del suo avvenire salutava le patrie alture, forse fu da lui provata quando si separò da esse nei giorni della fanciullezza.

«Addio, montagne sorgenti delle acque, ed erette al cielo; come ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più famigliati; torrenti, dei quali egli distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi cresciuto tra voi se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono in quel momento i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che un giorno tornerà dovizioso. Quanto più s'avanza nel piano, il suo occhio si ritrae fastidito e stanco da quella ampiezza uniforme; l'aere gli simiglia gravoso e senza vita; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose, le case aggiunte a case, le vie che sboccano nelle vie pare che gli tolgano il respiro; e dinanzi agli edifizj ammirati dallo straniero, egli pensa con desiderio inquieto al camperello del suo paese, alla casuccia a cui egli ha già posti gli occhi addosso da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi monti».

Tenera effusione d'affetti, interprete d'un sentimento che io provai vivo nel cuore, ma che non avrei saputo lodevolmente, significare onde mi prevalsi dell'innarrivabili parole di Manzoni colla sconfortante certezza che il confronto di tante dovizie debba mostrar più vivamente la povertà delle mie idee e delle mie espressioni!