Di ville e piante e d'aurea luce ed ombra

Sparso così che sembra opra di mago!

Questi versi di Pindemonte si acconciano assai bene al delizioso Bulciago, coi suoi bei giardinetti, col suo ampio palazzo Taverna, coi suoi vitiferi ronchi, coi piccoli ma bei casinetti Sangalli e Rusca, coll'attiguo Samarino, ove è operosa fornace di argilla.

Di qui proseguendo per vie tortuose giungerai a Nibionno, poi a Sibrone a quindi a Masnaga, infine alla Costa ove ti arresterà la vasta piazza declinante, fregiata di cappelle, colla chiesa dell'Assunta, amplificata e ridotta, secondo il disegno del più volte citato Moraglia, a vaga forma, a tre navate, laddove prima non ne aveva che una.

Per una strada solitaria e sepolta fra i boschi, tornando verso oriente giungesi a Barzago, paesello distinto per la sua alta torre, poco discosto della via grossa che da Monza guida a Lecco, dalla quale noi siamo usciti a Barzanò. In questa terra si distinsero nel secolo XV. gli Isacchi favoreggiando Francesco Sforza; due secoli dopo (1647) essa divenne feudo della famiglia Brebbia, che possedeva pure il vicino Crippa, ove è a vedersi tuttora quasi intatto un robusto castelletto feudale. Riprendiamo ancora, dopo il giro che abbiamo fatto, la strada maggiore al luogo di Bevera, presso cui è il santuario della Madonna, meraviglioso convegno, agli 8 di settembre, di contadini, di negozianti, di possidenti, di ricchi, di plebei, di nobili; la più celebre delle nostre sagre, e sicuramente del Comasco e del Milanese, a descrivere la quale basta appena il buon numero di pagine, animate ed eloquenti, onde si chiude il divulgato racconto che porta appunto il titolo di Madonna d'Imbevera.

Qui la Brianza presenta un bacino, che dal paesello principale porta il titolo di Valle di Rovagnate. È chiuso a mezzodì dall'altura, su cui stanno Barzago, Brongio e Perego, luogo d'antica fortificazione presso il quale è posto Rovagnate paese mercantile colla chiesa rialzata sopra una collina, e cinto dalle terricciuole di Cereda e Monticello. Da oriente la valle prosiegue fino alle falde del Sangenesio e termina a Beverate; a settentrione è chiusa dai monti di Galliano su cui stendesi la striscia di case chiamate Santa Maria Hoè, dove si tiene settimanale mercato sulla piazza d'un convento di Serviti soppresso, attiguo al quale sorge una bella chiesa d'ordine corinzio. Quel mercato umile in tutto il resto dell'anno assume l'aspetto della più alta importanza nel mercoledì della settimana, in cui presso a poco comincia il riccolto dei bozzoli, convenendovi i proprietarj nostri e forestieri, i filatori, i curiosi per istabilirvi il prezzo di sì vistosa produzione dei nostri paesi.

A questo monte succede il così detto Monte di Brianza, che piegando poi alquanto ad occidente chiude da questa parte la valle di Rovagnate. È volgare opinione che questo bacino fosse un lago e che venisse poi rasciugato da quella regina Teodolinda, mito storico, alla quale si riferisce tutto ciò di cui non si sa rendere altrimenti una ragione. La qual regina, sempre secondo la popolare credenza, aveva sul monte di Brianza un suo palazzo, posto dove sorge il famoso campanone destinato a chiamare i popoli briantei nei loro comizii. Ivi difatti rimangono ancora ruderi di castello ed un cascinotto chiamato Porta Vedra, forse porta vetus. Chi va più innanzi colle opinioni crede che vi sorgesse una città distrutta da Barbarossa, ma non v'è storico nè contemporaneo nè posteriore che comprovi questa vulgare credenza. Nel castello di Nava posto su questo medesimo colle si vedono ancora alcuni freschi raffiguranti una caccia di caprioli e cinghiali, molto somiglianti a quelli di San Giovanni di Monza, onde si vuole che ricordino la memoria della celebre regina. Ricchezza di questa valle è una quantità di pudinga, diversa dalla comune per cui è dagli abitanti chiamata moléra e se ne fanno mole di macina, principalmente alle Cassinette bianche; a Nava, a Giovenzana, a Calliano. Ma per essere in luogo molto disagiato le mole ben di rado giungono intatte al piede del monte, per quanto siano, a riguardo della loro durezza, preferibili a quelle di tutta la Brianza. I valligiani di Rovagnate hanno bellissime canzoni popolari, nascoste sotto la corteccia di ruvide espressioni. Il signor professore Samuele Biava ricercando i vestigi delle più poetiche tradizioni popolari pei monti di Lombardia, vi ritrovò come R. Burns per quei di Scozia, e V. Bellini per quei di Sicilia, alcune arie canore, che fanno testimonianza dell'indole morale dei volghi, come i frutti dell'indole fisica dei paesi da essi abitati; e di quelle voci che sono i suoi ritmi come echi, che più lontane, più intelligibili a tutti espanderanno le parole. Noi però staremo paghi a quelle della sua valle materna, di cui ne intese alcune e le ridusse in forme poetiche. E giacchè me ne volle far dono io le do a' miei lettori per compensarli della noja che vien loro da interminabili descrizioni.

EPISTOLETTE RUSTICALI

o

MELODIE ITALICHE
DELLA VALLE DI ROVAGNATE