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Questa duchessa ogni dí il predicava che per amor gioia di lei pigliasse; ma lusingare niente le giovava, ché non parea che di lei si curasse. E 'n questo tempo il re Tarsian mandava alla duchessa che alla corte andasse, ch'ogni anno il duca andare vi solea per una festa, che lo re facea.

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E, quando la duchessa fu richiesta, non avea con cui gire accompagnata; dicea:—Lassa! Come n'andrò io a festa, che la mia gente è tutta isbarrata?— E scapigliossi la sua bionda testa e piange come donna isconsolata. Allor face lamento del marito, che di sei mesi o piú era transíto.

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Piangendo la duchessa a capo chino, Gibel piacevolmente le parlòe: —Gentil duchessa, rosa di giardino, se v'è in piacere, i' vi acompagneròe. Fate ch'andare possa a mio dimino e ch'io non torni piú vostro prigione— Ed ella si pensò:—S'io il merrò láe forse el re per marito mel daráe.—

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Ella dicea:—Molto volentieri!— Trassel fuor di prigion sanza tornare, ed e' mandò per gli suoi cavalieri e in Serpentina egli i fe' apresentare. Quivi fûr giunti i nobili guerrieri, sanza dimoro brigan cavalcare, sotto la 'nsegna di Gibel sovrano fûr alla corte dello re Tarsiano.

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Tutta la gente tra' per maraviglia, quando vidon sí bella baronia; ed, isguardando la gente vermiglia, ch'eran trecento in sua compagnia, e i neri dugento erano in famiglia, piú bella gente non si troveria. Colla duchessa nella cittá entrâro presso alla corte del re Tarsiano.