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Sotto sua insegna il nobile Gibello per la cittá ognindí cavalcava; chi lo vede', l'assomiglia al fratello e alle fattezze, ch'egli in sé portava. E la reina un di mandò per ello, e dond'egli era sí lo dimandava. Ed e' rispuose e disse la novella ch'e' mercantanti il diêro alla pulzella.
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E tutto il fatto a punto e' le contòe, di ritrovare sua gesta s'ingegna, e come a Gienitrisse egli arrivòe amantato di quella sua insegna, e come la pulzella lo allevòe, e come ell'era del suo amore degna, e come l'have cresciuto e allevato, come dal cavalier fu proverbiato.
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La reina, che 'ntende il convenente, disse fra sé:—Questo è de' miei figliuoli.— La balia fe' venire imantanente; disse:—Di' 'l vero, se morir non voli, questi è mio figlio ben certanamente. No' lo uccidesti, come dir mi suoli!— La balia tutto il fatto le contòe, com'ella a' mercantanti lo donòe.
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E la reina allor s'inginocchiava, piangendo disse:—Dolce figliuol mio!— davanti a lui umilmente parlava, merzé gli chiede per l'amor di Dio, e perché 'l face morir gli contava, dicendo:—Per te arsa or sarò io, ma allegra, figliuol mio, io sí morraggio poiché ricognosciuto hai 'l tuo lignaggio.—
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Disse Gibello, lo garzo' reale: —Dolce mia madre, non aver paura ch'i'ho con meco gente imperiale, che da tre re vi terrebon sicura. Questa giustizia non è ragionale, e proverollo colla mia armatura. A Genitrisse lo re sconfiggemmo, si che voi ben, madonna, francheremmo.—