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E la donzella fu tanto maestra, che gli fe' pace far colla scrocchia; poi si partine valorosa e destra, ed entrò in mare e fu presso alla ròcca e chiamò Marco, ch'era alla finestra, a maggior boce che l'uscíe di bocca: perché Bel Gherardin non v'avea scorto, fra suo cuor disse:—Questi fia morto!—
10
Quando ella ne la ròcca fue entrata, trovoe Marco far sí gran lamento. Ella diceva:—Oh lassa isventurata! ov'è lo mio signor, che io nollo sento? Or ben si crederá la Bianca Fata, ch'io l'abbia fatto questo a tradimento! Dimmi che n'è, o io m'uccideraggio.— Ed e' rispuose:—Ed io vel conteraggio.
11
Vedendosi fangoso, come adviso —disse il donzel, battendosi la gota,— e' si volea lavar suo' mani e viso, che si n'era cotanto pien di mota. Guardandol io da la finestra a fiso, entrar lo vidi in una barca vota; e come vi fu dentro, in fede mia, una fortuna venne, e menòl via.—
12
Disse la dama:—Non ci diam piú ira, e mise Marco Bello entro la nave; e, navicando, tanto fiso il mira, ch'Amor nel cor ne le mise una chiave; sicché, parlando, per amor sospira. E, ragionando, per lo mar soave, la barchetta in una isola percosse, sicché la dama tutta si riscosse.
13
E Marco Bello, che di ciò s'avvide, che la donzella avíe avuta paura, co' lei insieme forte se ne ride, e dice:—Or, donna mia, te rassicura, ch'io t'imprometto, ch'amor mi conquide, se io non godo tuo gentil figura.— E poi discese in terra quel donzello, ed appiccò la nave a un albuscello.