5

E come que' che per arte parlava, diceva:—Cavalier, montami adosso;— ed egli, udendo ched e' favellava, meravigliossi, e tutto fu riscosso; per disperato adosso gli montava, pensando ch'egli il gittasse nel fosso; e 'l grifone il passò dall'altro lato, e puosel giú, e fussi dilungato.

6

Ed egli andò tanto cosí a piede, ch'a quella fata fu giunto presente; e quella fata volentier lo vede; po' lo domanda di quel convenente; ed e' rispuose:—Dama, in buona fede, che fo di ciò ch'io acquistai presente?— Ed ella, che sapea, disse:—Tu l'hai perduta sí che mai non la riavrai.

7

Ma, stu vuoi istar meco, amico mio, piú ch'altro al mondo ti farò contento.— Ed e' le disse:—Per l'amor di Dio, a racquistar la donna i' ho lo 'ntelletto.— Ella, vedendo il suo fermo disio, puose da lato ogni suo intendimento, e disse:—Sapi ch'ell'è in cotal parte con un selvagio, ch'è fatto per arte,

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e'n un castello di metal dimora, ch'è sanza porta, entrata molto ha presta, con quarantatré dame, che di fuora ha conquistate per arte si destra; or te ne andrai in su la cotal ora, e' sará fuori, ed ella alla finestra, e di' che facci tanto per ingegni che l'uom selvagio dov'ha 'l cor le 'nsegni.—

9

E Gismirante con un buon cavallo entrò in cammino, e prese a cavalcare, tanto che giunse al castel del metallo. E l'uom selvagio er'ito a procacciare. A poco istante vide sanza fallo la damigella alla finestra istare, la qual parlava con parole iscorte: —Fúggiti tosto, se non vuo' la morte.—