20

Quella, vedendo suo perfetto amare, gli disse allora:—Va' sicuramente.— Ed e' si mosse sanza dimorare, sí come pellegrin subitamente, e tanto forte prese a caminare, che giunse a Roma il cavalier possente, e giunse in corte dello imperadore, per le iscale va verso il senatore.

21

Trovò a mezza iscala un cavaliere, e 'n carità, per Dio, gli fe' domando; ed e'gli disse:—Sozzo poltroniere! come va' tu in tal modo gaglioffando? Ma vuo' tu meco istar per iscudiere?— Ed e' gli disse:—Sie al tuo comando. Ed e' gli disse:—I' ti farò insegnare a servire innanzi e a cavalcare.—

22

E Gismirante disse:—In veritade, ch'i' so ben cavalcare e ben servire.— Ed e', vedendo ch'egli avie bontade, fégli trar la schiavina e fél vestire. Ed e' pareva pien di nobiltade e appariscente sopr'ogn'altro sire; e, po' che in ben far fu conosciuto, piú ch'altro in corte era caro tenuto.

23

E cosí istette dimorando alquanto. Un giorno ch'e' si stava per la corte, ed e' sentí levare uno gran pianto; onde dimanda di sí fatte sorte. Ed un gli disse:—Egli si piagne tanto, perché lo 'mperador manda alla morte al porco troncascino un suo figliuolo, di che tutta la corte n'ha gran duolo.—

24

Parlava Gismirante immantanente a quel barone, sí parlava iscorto: —Or ben vi dico che la piú vil gente che sia nel mondo hano averlo morto.— Disse il baron:—Tu erri fortemente, e dico io che tu ragioni il torto, ch'egli è per arte fatto in tal maniera, che come il diavol percuote la sera.—