E 'l messo cavalcò tanto che puose a la reina in man quella ambasciata. Ella la lesse, e poi sí gli rispuose: —La tua richesta fia ben osservata, però che sopra tutte l'altre cose ho disiato di far questa andata, per veder Roma e le reliquie sante, e baciar dove il papa pon le piante.—

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Quando si partí 'l messo, un palafreno donar gli fece con cento once d'oro; ed ei, contento piú ch'altr'uom terreno, al papa ritornò senza dimoro, e raccontò dello stato sereno de la reina e del suo gran tesoro, e la risposta ched ella avea fatta. E 'l papa disse:—Questa non è matta.—

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Lo 'mperadore, ch'avea gran vaghezza d'udir parlar di lei, mandò pel messo, e domandolli della sua bellezza. Rispuose il saggio messaggiere ad esso: —Non domandate della sua adornezza, ché non è lingua che 'l dicesse a presso: di nobil baronaggio e dell'avere non ha nel mondo pari, al mio parere.—

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Quando egli udiva sua biltá contare, gli crescea voglia di vederla al core, e spesso andava al papa a ricordare che li facesse il termine minore. —E s'ella vien, faretela scusare; se non ha colpa, faccialesi onore; che molti giá son stati accagionati, che sanza colpa si son poi trovati.—

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Il papa, udendo li suoi prieghi adorni, félli un comandamento via piú forte che comparisse: infra cinquanta giorni, a pena della vita, fosse a corte; e, se piú tempo vien ch'ella soggiorni, fará bandir lo stuol per darli morte. Ond'ella, udendo ciò, per ubbidire, molta sua gente a sé fece venire,

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