fra' quali aveva principi e marchesi, duchi, conti, baroni e castellani, cavalieri, mercatanti e borghesi, ed altri gentiluomini cattani; donne e donzelle, che di lor paesi il signoraggio avean tralle lor mani, vedove donne, rimase contesse, ed altre marchisiane e principesse.
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E, ragunato ch'ebbe il parlamento, l'alta reina in piè fússi levata, e lesse, dopo il bel proponimento, la lettera che 'l papa avea mandata. Poi lesse l'altro gran comandamento che in breve tempo fosse apparecchiata dicendo:—Consigliate che vi pare.— E dopo lei un conte andò a parlare,
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e disse:—Alta reina, perch'io sono un de' minor del vostro baronaggio, duomila cavalier profero e dono per la difesa di cotanto oltraggio. Ma, s'io fallasse, chieggiovi perdono: lasciate fare a noi questo viaggio, e voi vi state con diletto e gioia. Chi contro a ciò vuol dir, dico che muoia.—
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Disse un marchese, che si levò poi: —Per Dio non si sostenga tal vergogna! Io vi vo' dar, per difesa di voi, tremila cavalier senza menzogna. Dama, lasciate far la scusa a noi: le spade acconceran ciò che bisogna.— Quand'ebbe detto, scese il parlatore. E montò suso un grande barbasore,
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il quale stava al fine d'Oriente, campion de' ner gioganti, s'io non erro; e disse:—Io vi darò della mia gente duomila turchi con baston di ferro, e vo' morir con tutti lor presente, se dieci tanti di lor non disserro.— E dopo costui molti altri baroni li proferian cavalieri e pedoni.
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