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E tal colpo gli diè sopra lo scudo, che 'l fece a terra del destrier cascare. Agli altri si volgea col brando ignudo; beato chi meglio lo può levare! Però ch'ogni suo colpo è tanto crudo, chi ne pruova uno, non ne può scampare; sicché il campo fu suo per questa volta, poi ritornava nella selva folta.

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Disse la dama, ch'è stata a vedere: —Dove andò il cavalier di verde tinto?— E da la gente nol poté sapere chi fosse que' ch'avie lo stormo vinto. Altri dicea:—Egli è uno cavaliere, egli e il cavallo di verde dipinto!— E di lui non è altri che risponda; sicché vedremlo alla volta seconda.

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Al secondo sonar l'altro mattino, el soldan d'Alessandria die' per costa; e quale iscontra al dubbioso cammino, la suo venuta molto cara costa: e, combattendo come paladino, rimase il campo a lui in poca sosta, gli altri fuggendo, il soldan seguitando, mettendogli per terra, scavalcando.

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E lo Bel Gherardin molto sdegnosse, veggendo che 'l soldano era vincente. Dal padiglion di subito si mosse, inver' di lui cavalca arditamente, e per sí gran possanza lo percosse, che morir crede quando il colpo sente, e sbalordito fugge e non soggiorna: e Gherardino al padiglion ritorna.

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Tutta la gente, che d'intorno stava, cridavan:—Viva il cavalier vermiglio!—e la donzella si maravigliava, e colle dame faceva consiglio: ed in quel punto nel suo cuor pensava: —Sed e' ci torna, io gli darò di piglio!— E dice a l'altre:—Deh! guatate donde dello stormo esce e dove si nasconde.—