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La Fata bianca, al cavalier pensando, addormentar non si puote la notte, e nel suo cuore giva immaginando: —Chi sare' que' che vien pure a sodotte? Quando lo stormo ha vinto, tal domando, par che nascoso sia sotto le grotte! Il cuore in corpo tutto mi si strugge di voglia di saper perché si fugge.
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E uno pensier nel core levo adesso: sarebbe questi il mio antico sposo? Io lo 'nprometto a Dio, che, se fosse esso, altro marito che lui i' tôr non oso, conciosacosa ch'io gliel'ho inpromesso: senza lui ma' non credo aver riposo.— E disse:—Signor mio, datemi grazia, ch'io abbia del suo amor la mente sazia!—
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E, quando il giorno chiaro fu apparito, fece sonar le trombe e li stormenti. I cavalieri furno al cerchiovito, e molti fan pensier d'esser vincenti. A tanto giunge il cavaliere ardito, ciò fu il soldan, con altri sofficienti, che per un suo nipote combattea, che per marito a lei darlo credea.
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Quando le schiere furon tutte fatte, presente quella ch'è cotanta chiara, il soldan, che in sul campo combatte, fa tristo quel che innanzi gli si para, però che del destrier morto l'abatte, e tal ventura a molti costa cara. E molta gente gli fuggiva innanzi, sicché è mestier che tutti gli altri avanzi.
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Veggendo la donzella che il soldano gli altri baron di prodezza avanzava, pensando aver per marito un pagano, nella sua mente forte dubitava, e spesse volte a l'alto Iddio sovrano nella suo mente si raccomandava, e dicea:—Signor mio, se t'è in piacere, fa' ritornare il franco cavaliere!—