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E quando di sett'anni fu in etade, e la reina a donna Berta disse che rimandasse il maschio in sue contrade, siccome ella ordinò che vi venisse. E poi che fatta fu suo volontade, sí che non fu persona che 'l sentisse, ed ella fe' tornare la figliuola siccome maschio, per mandarlo a scuola.

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E disse a donna Berta:—E' ti conviene andar con questa fanciulla a Bologna, però ch'io temo ch'essa sanza tene non ricevesse biasimo o vergogna: teco non potre' stare se non bene. Prendi tesoro quanto ti bisogna, e la non dir chi sia: fálla studiare: s'io non mando per te, giá non tornare.—

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Ed ella si partí con molto avere e vassene a Bologna quando puote. Quando fu giunta, ella volle sapere chi di scienza sape' me' le note. Fu col maestro, e disseli:—Messere, con voi vo' porre questo mio nipote, che l'amo piú che mio figliuolo assai, e qui da lui non mi partirò mai.

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E se farete sí ched egli appari tanto che basti come voi sapete, non ne pensate d'avere denari, ch'io ve ne darò quanti vorrete; si che, se non aveste piú scolari, co' sol costui ad agio ne starete.— Disse il maestro, udendo tal sermone: —Io 'l faro savio piú che Salamone.—

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E poi che la fanciulla fu avviata, ella imprende' ciò che vedea d'inchiostro. Se la reina n'era domandata da' suoi baroni:—Ch'è del signor nostro?— ella dicea:—Ène bene—ogni fiata, —però che studia nel servigio vostro; e spero in Dio che tornerà sí saggio, che di scienza non ará paraggio.—