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Quando la gente suo detto riguarda, gridaron tutti ad una voce, forte: —Mandisi l'oste di gente gagliarda, che con vittoria tornino alla corte! Tutta sua terra si disfaccia ed arda, e diasi a lei co' suo' seguaci morte!— Il re gli ringraziò delle proposte, e di presente fégli bandir l'oste.

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E quando fue tale novella nota a quella, come l'oste era bandita, perché di Macometto era divota, subitamente a Roma ne fu ita, e inginocchiossi a piè della sua rota, dicendo:—Se tua forza non m'aita, dallo re d'Oriente, che mi sprona, ch'i' son per perdere avere e persona,

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dappoi che'l m'ha bandita l'oste addosso: ond'io ti priego che in mia difensione, poi ch'io da lui difender non mi posso, mandi un de' tuo' baron per mio campione.— Rispose Macometto:—Gli è giá mosso quel de la sinagoga, Ronciglione, di cui temerá tanto il re co' suoi, che 'l non s'impaccerá de' fatti tuoi.

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Ed ella si partío lietamente, poi ebbe Macometto ringraziato; e quel dimonio giunse in Oriente, ch'agevol cosa gli era esserv'andato. Perché sappiate di suo convenente, i' vi dirò com'egli era adobbato: forma avea di giogante, sua grandezza quindici braccia e quattro di grossezza,

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ed era tutto ner come carbone, gli occhi avea rossi come foco ardenti. E cavalcava un orribil roncione, sei braccia grosso e lungo piú di venti. Quattro leon legati avie a l'arcione, e un'anca, di dolor, mordea co' denti semila porci all'intorno, con zanne fuor della bocca piú di quattro spanne.