34
E come fu nella cittá reale, e que' porci si sparser per la terra, la gente fuggía su per le scale, e per paura in zambra ognun si serra; e' porci divoravan per le sale ciò che trovavan, se 'l libro non erra. Uomini e donne erano sbigottiti, e molti per temenza son fuggiti.
35
Giugnendo in piazza l'orribil giogante, lá dove molta gente armata avea, perché egli avea sí feroce sembiante, sbigottiva chiunque lo vedea. Giudicandosi morto, il re davante gli venne e dimandòl quel che volea; ed e' rispose:—Io sono un de' Balbani di Macometto, iddio degli romani,
36
el qual dalla sua parte ti comando, e del popol di Roma che m'aspetta, che d'una, contro a cui mandato hai bando, piú non t'impacci, ch'è nostra diletta; conciosiacosach'io ne fare', quando facessi contra a ciò, aspra vendetta; e s' tu andassi ad oste a sua cittade, non torneresti mai in tuo' contrade.—
37
El re, che vede sua gente smarrita, perché si parta subito, rispuose, dicendo:—Va', che 'n tempo di mia vita non m'impaccerò piú di queste cose. Ma fa' che tosto sia la tua partita, ché molte gente fai star paurose.— Egli rispose:—Innanzi ch'io mi parta, io ne vorrò miglior pegno che carta.—
38
Veggendo la reina dal balcone quel dimonio parlar sí aspramente, di botto fu gittata in orazione, dicendo:—Iddio, come veracemente liberasti da man di Faraone quel Moisé col popol tuo servente, ben ch'io no' ne sia degna come lui, libera noi dalle man di costui.—