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Quivi avea gente di molti paesi, di strane parte e da lunge cittade, e degli avari e ancora de' cortesi; con una coppa di gran degnitade, ha mercatanti, ha signori e ha borghesi. E Carlo bebbe a la sua volontade, e poi la diede a messer Ruggieri; di mano in mano, a' maggior cavalieri.

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Messer Ruggier la prende volentieri, e sí ne beve a tutto il suo piacere; e Carlo disse:—Gentil cavalieri, che di tua donna se' aúto a vantare, tu se' sí bello, che, se tua moglieri è come te, tu ti puo' contentare!— Messer Ruggier disse:—Santa Corona, egli è vostro l'avere e la persona.—

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Un cavalier ch'avea nome Guernieri, che d'oltralmare fu nato e creato, come malvagio e falso cavalieri, davanti a Carlo in piè si fu levato, e sí parlò, e disse e' suoi pensieri del tradimento ch'egli ha ordinato: —Santa Corona, un prego ti vo' fare: che mi deggiate mie' dire ascoltare.—

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Imantenente sí disse Guernieri: —Messer, questo mi par gran falimento; la Tua Corona noi dovria sofrire di quel c'ha fatto Ruggier parlamento: ché la sua donna io aggio a' mio voleri, e si n' ho aúto tutto il mio talento: omo, che da sua donna è scocozzato, ha a ber con coppa di re incoronato?—

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Ed a messer Ruggier non parve giuoco, e disseli:—Guernier d'oltre lo mare, dicilo tu per ira over per giuoco, od è il vin che sí ti fa parlare? ché non è cavalieri in questo loco, che tai parole facessi stornare. De la battaglia te ne darò il guanto: perde la testa chi non prova il vanto.—