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Guarnier le disse:—Non mi abandonare,. aggi pietá di questo cavaliere, ch'io t'imprometto, se mi vòi atare, ched io ti sposerò per mia mogliere; e venga il Libro, ch'io tel vo' giurare: ciò ch'io prometto ti voglio atenere. Se d'Elena mi dái alcuna gioia, tu mi puoi dar la vita e tôr di noia.—
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La donna disse:—Per le tue bellezze di te m'incresce e piglia gran peccato: però ti conteraggio le fattezze d'esto palazzo, com'è ordinato; e poi ti conteraggio le bellezze di quella c'hae il viso angelicato: delle sue gio' assai ti posso dare, se tu per questo ti credi scampare.
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A l'entrar de la porta ha du' leoni, che sempre vanno disciolti e slegati: e in capo de la scala è du' dragoni, che son per arte quine edificati: madonna Elena ha du' si bei figliuoli, che 'n paradiso par che fosser nati: l'un nome ha Arnaldo, e l'altro Girondino, ciascuno assembra un franco paladino.
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E nella sala sta una catella, la miglior guardia che sia mai trovata (non la darebe per mille castella messer Ruggieri, che l'ha amaestrata), che non si parte mai da Eléna bella ch'ella non sia con lei ogni fiata. Se la catella si desse a baiare, tutta Gironda si corre ad armare.
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La zambra dove sta Elena bella dire ti voglio com'è ordinata: di mezzanotte luce piú che stella, di pietre preziose ell'è murata. È molte donne in compagnia d'ella, da molti cavalieri ell'è guardata: èvi una pietra c'ha nome "carbone", di mezzanotte luce e dá splendore.