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Messer Guarnieri a corte fu tornato: dinanzi a Carlo andò messer Guarnieri, e tutte queste gioie egli ha mostrato a donne ed a donzelli e a cavaglieri. Messer Ruggieri cadde istrangosciato per la gran doglia e per li gran pensieri, vedendo lo scaggial ch'e' porta cinto, e disse:—Cavalier, tu m'hai ben vinto!—

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E Carlo disse a messer Ruggieri: —Ruggier, se Dio m'allegri e doni gioia, de la tua morte mi do gran pensieri, e sí mi grava e da'mi molta noia. Acònciati con Dio a tuo mestieri, e ti confessa inanzi che tu moia, ché domattina a l'alba apariscente tu perderai la testa veramente.—

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Messer Ruggier li disse:—Imperadore, fino a Gironda mi lassate andare, ed io vi lascerò buon pagatore, se non son morto, tosto ritornare.— Egli ebe la licenzia del signore, veggendo ben che 'l non potea campare. E Ruggier dice:—I'ho perduto il capo, da poi ch'Elena mi ha cosí ingannato.—

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Messer Ruggieri cavalcò in Gironda, e, quando entrava dentro a la cittade, de li sospiri e del dolor, ch'abonda, or udirete gran crudelitade; ché non trovava cavalier né donna, che non mettesse al taglio de le spade: andò al palazzo, e uccise i due lioni, tagliò la testa a' figliuoli e a' dragoni.

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Sí come cavalieri iniquitoso ad Elena volea tagliare la testa: poi si pentí quel cavalier furioso, fela menar davanti in sua presenzia; fuor del palazzo, ch'è fresco e gioioso, la gittò tosto per una finestra entro 'n un fiume ch'è forte e corrente, credendo ch'annegasse veramente.