La serpe disse:—O sire, in cortesia, dimmi 'l tuo nome e non me lo celare; ch'è un gentil cavaliere in fede mia, che lungo tempo l'ho avuto a amare. Se tu se' desso, o dolce anima mia, di ricche gioglie t'averò a donare; che mai piú ricca gioglia né piú bella non ebbe cavalier che monti in sella.—
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Messer Galvan rispose:—Altri che Dio di te non poría fare cosa bella; ma, poi che vuoi saver lo nome mio, lo sire Lancilotto ogn'uom m'appella.— La serpe li pon mente con disio, e disse:—Tu m'inganni alla favella. Di arme ho avuto a far con Lancilotto: tu se' di lui molto piú saggio e dotto.—
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Messer Galvano sí prese a parlare, e sí li disse molto umile e piano: —Ora m'intendi, pessima mortale— e l'elmo si cavòne con la mano, —vegno appellato da tutti 'l liale e avventuroso cavalier Galvano. Se da te scampo ch'io non sia morto, i' prenderò allegrezza e gran conforto.—
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La serpe l'udía molto volentieri; di quella forma s'ha strafigurata: piú bella che una rosa di verzieri si fece una donzella dilicata; e disse:—Ora m'abbraccia, o cavalieri, ch'io sono la tu' amanza a sta fiata.— Puoseli 'l braccio al collo e l'ha abbracciato, dicendo:—Tu se' quel c'ho disiato.—
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Messer Galvano allor ne fu gioioso, e di buon cuore abbracciò la donzella. Ed ella:—O cavaliero avventuroso piú che nullo che mai montasse in sella!— E lui li disse:—O bel viso amoroso, voi che parete in tutto un'angiolella, dite chi sète e di cui sète nata, voi che parete un'angiola informata.—
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