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Cerbino, udendo le dolci parole, el cor sentissi in piú parte stiantarsi, ed alla donna risponder pur vuole, ma ancor non può pel dolore aiutarsi: ma alfin rispose, e fe' come chi suole, con un cangiare di color, scusarsi; e disse:—O donna, el tuo ultimo punto una morte in dua alme ará congiunto!—
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Ma, in questa, e' saracin senza pietá, non curando el suo dolce lamentare, anzi tutti pien d'ira e crudeltá, incominciorno la donna a svenare. Cerbin, vedendo tanta iniquitá, grida e combatte e non sa che si fare; ma innanzi a sé svenar, per piú dolore, vede sua alma, sua vita e suo core.
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Ma, poi che in molte parte era tagliata la bella donna e sentiva mancarsi, inverso di Cerbin si fu voltata, e cominciò in tal modo a lamentarsi, con bassa voce, rotta e sconsolata dicendo:—E, poi che Morte può vantarsi d'avermi giunta in su' legni e 'n su l'acque, non piaccia almeno a te, poi che a lei piacque.
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L'alma si parte e 'l miser corpo sgombra, e tu rimani al mondo, o signor mio; i' mi starò lá giú nella scura ombra; forse arò altro amore, altro disio, che d'altra cosa l'anima s'ingombra. Or i' mi parto, e tu riman' con Dio!— A pena la parola ebbe finita, ch'ella passò della presente vita.
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Poiché fu morta, da un saracino fu el gentil corpo suo gittato in mare; e tutti, vòlti poi verso Cerbino, disson:—Farai quel corpo sotterrare. Come crudo corsale ed assassino, t'abbiam voluto al tutto contentare, che in altro modo non l'hai meritata: piglia la preda che t'hai guadagnata.—