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Ma torniamo a Cerbino, el quale, udendo el dolce dir di quell'alma passata, brama la morte, e piú si vien dolendo che non l'ha almen solo un tratto baciata; onde, per questo piú dolore avendo, fece alla nave raccostar l'armata, e per lo scoppio grande e per lo sdegno, un salto prese e gittossi in sul legno.
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Or qui comincia la battaglia cruda! Cerbin dava gran colpi a' saracini; teneva in man la forte spada ignuda, tagliando braccia, e fa de' moncherini: istraccia, squarcia, fende, taglia e suda; molti feriti in mar caggion, meschini. E chi non vuole e' sua colpi aspettare, gettonsi in acqua a 'mparare a notare.
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Grida Cerbino:—O gente iniqua e fella, la vostra crudeltà tornerà folle: picchia e percuote, combatte e martella, né mai por fine al suo brando non volle, tagliando braccia, man, teste e cervella. Era la nave giá di sangue molle, e non è ignun che possa contastallo; de' sua gran colpi niun non giugne in fallo.
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Pare un leon famelico e arrabbiato, che, quando giugne nella selva folta, sendo da fame superchia assediato, prima co' rami sfoga l'ira molta, ritorte e schegge e traverse ha spezzato; cosí Cerbin con quella gente stolta non può sí presto sua ira sfogare, ma taglia e fende e straccia e getta in mare.
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Erano e' saracin rimasi pochi tanto, che piú non posson contrastare; vedevasi sol sangue ed arme e fuochi; l'aere è brutta e cosa oscura pare. Cerbino e gli altri son venuti fiochi pel combatter, pell'arme e pel gridare: non si sazia Cerbin, nulla el conforta ma taglia quella gente cosí morta.