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Ciò son ben certo, che, se non vorrai, o Morte, contentarmi di tal cosa, non curerò tua dolorosi guai: e se non vieni a me volonterosa, contro mi ti farò, come vedrai, e la mia vita, che sempre è penosa, torrò dal corpo, poi che 'l mio destino qui m'ha condotto, misero Cerbino!

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O misero Cerbin! miser, se bene tu pur sapessi come la fortuna t'ha forte preso e legato ti tiene, senza aver mai di te pietá nessuna! Tu chiami Morte, e la Morte ne viene, senza che tu la 'nviti in guisa alcuna: el sangue tuo si dee versare in tutto, e di coltel sarai morto e distrutto.—

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Or lascerem Cerbino alla fontana, e torneremo al vecchio re canuto, el qual la nuova dolorosa e strana aveva giá, secondo 'l ver, saputo della gran rotta e di sua figlia umana: or s'egli ebbe dolore, el vecchio astuto, nol può narrar né scriver la mia penna, che Amor ch'i' lasci el suo pianto m'accenna

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e ch'io debba la storia seguitare, per dare esempio a chi seguita Amore, che viene i mia dolci versi ascoltare. Egli è giá presso all'ultimo dolore, ch'a Cerbin debbe sua vita mancare: or mandò 'l re un suo ambasciadore al re Guglielmo, a dir che la fé, data da lui, come non gli è suta osservata.

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Lo 'mbasciador di nero era vestito, e l'ambasciata al re Guglielmo fe', come Cerbin, valoroso ed ardito, prese la nave e, senza aver merzé, aveva ogni baron morto e ischernito; e piú contò della figlia del re come fu morta e svenata con doglia, per non saziar di Cerbin la sua voglia.