Intradi sono j chavalierj a quele jnprexe, inverso lo bosco prexeno lor chamino. Miser Troiano una zerva si prexe che jerano piú bianca de un armeljno; e tuta vja lo la menava palexe, che veder la podea grandi e picholino. Davanti lo re Artus saluta e inchina, poi l'aprexentò a Zenevre la rezjna.
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Miser Galvano chavalchano ala boscaja; alo levar del sole l'ebeno trovato. Una serpe, che lo rechiexe de bataja; sopra lo schudo quela j s'ave zitato. Lui mese mano ala spada che ben taja, cretela avere ferjta nel costato. La serpa, che sapeva ben scremjre, Miser Galvano non la pote ferire.
Come si vede, dalla revisione del Rajna il poema è uscito compiutamente trasfigurato. Nel testo originario, avverte il R., i versi "in gran parte non tornano"; e la malattia era cosí profonda, che non è interamente guarita neppure dopo le cure d'un medico cosí delicato e sapiente. Dovunque smozzicature o enfiagioni; e parecchi tratti in tal modo zoppicanti, che anch' io ho dovuto offrir loro, di mio, le stampelle, perché si reggessero in piedi. Ecco, ad es., qualche correzione:
XXI, 1, corr. "si li si fu" in "si li fu";
XX, 2 "con penne": "con [le] penne";
XXXII, 6 "gentil": "gentil[e];
XLII, 7 [ne] raccomando;—liv, 8 "niun[o]";
LXXII, 5 "altra cosa che a te sia grata": "che [ben] ti sia grata"; ecc. ecc.
Nel testo del Rajna sono omesse quattro ottave (XCVI-XCIX), che paiono spurie. Le riproduco qui dalla copia del codice D'Adda, che il R. mi ha comunicato: