XIII, 2 Che [presso] a un'osteria [ne] fu 7 (che) fece L.

XV, 4 M all'hor, inutile ripetizione dell'"allora si ebbe parlato" del v. 3 5 voi [che] cercate 7 dimmi

XVI, 3 menzonare 6 (di) piú [che] qualche mese

XVII, 1 M E Liombr. disse e nissun 3 [Ed] il piú antico

XVIII, 3 M se non un romito 4 M el qual da venti 6 Dio [ne] gli ha ordinato

XIX, 6 "uso" per "oso": ardito

XX, 2 E (quando) Liombr. da costor si

XXI, 1 quegli stivali 3 giunse in parti tali 5 doppo alla cella del romito soli. L'ottava è guasta, come mostra la falsa rima del v. 5, e deve essere stata cosí raffazzonata in un tempo in cui il popolo non sapeva piú che cosa fossero gli "usatti", che formano la rima del v. 1, e conseguentemente dei vv. 3 e 5. Nel ricondurre il testo alla lezione primitiva mi valgo della stampa descritta al n. 20

XXII, 8 M sentendo chiamare

XXV, 4 M non ò da narrare. La stampa 20 riprodotta dall'Imbriani: "non udí nominare". Il testo in origine doveva recare "non odi", donde è uscito lo spropositato "non ò da" di M, e "nomare", dal quale venne da un lato il "narrare" di M e dall'altro il "nominare" della stampa 20, che rende ipermetro il verso