XXVI, 2 tornan (a) uno 8 M e da parte di Cristo domandava. Ma non si sa di che cosa domandasse; l'interrogazione rimane vuota
XXVII, 3-6 vento Levante poi subitamente | che fece al mondo al furor tapino | vento maestro venne similmente | e vento Greco e 'l buon vento Marino. Ho invertito i vv., perché Levante non è un vento maligno, ma è "furente" invece il Maestrale: perciò ho disposto i vv. in questo ordine: 2, 3, 6, 5, 4. Ho mutato "fece" (v. 4) in "face", perché gli effetti del Maestrale si fanno sentire tuttora, e "al furor" in "al suo furor" per la misura del verso. "Al suo furor" significa "col suo furore" perché nei testi antichi "a" spesso ha il significato di "con"
XXVIII, 1 [ch'è]
XXX, 8 quando sarai per voler camminare. Il verso deve essere stato mutato, quando dal primitivo "cominciare" si trasse un arbitrario "camminare" e si ebbe la ripetizione di "cammino" e "camminare"
XXXI, 2 per venire
XXXII, 4 M Con Liombruno il romito partia. Ma quello che segue mostra che il verso è stato rovesciato, perché colui che non si vuol trarre gli usatti è Liombruno e non l'eremita 7 'l vento ['l] chiamasse
XXXIII, 7 Ve' (di)
XXXIV, 1 trahendo 4 vento [e] messesi
La rima dei vv. 7-8 è fiorentinescamente "arriv_oe_-aspett_oe_", ma il tronco "arrivò-aspettò" mi pare renda assai meglio la prodigiosa rapiditá del volo
XXXV, 5 lunga vedi tu. Ma è facile correggere, ricorrendo all'analogia di XXXIII, 7: Ve' quella montagna lungi? 6 M te ne convien gire