E la Pulzella fece suo' richieste, ben trentamila giovani donzelle; tutte di seta nera fûr suo' veste, e quelle eran lucenti piú che stelle; e via cavalcan per ogni foreste. Ben eran venti schiere tutte belle; ciascuna aveva mille cavalieri, e buone arme e correnti destrieri.
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Allora la Pulzella molto presta tostamente cavalca in quella parte, appresso a Camellotto senza resta, secondo come dicono le carte; tamburi e trombe, che parea tempesta; e queste gente fea venir per arte. Lo re Artú, quando questo ascoltava, al buon Galvano la morte indugiava.
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Tutti li cavalier della ventura vedere andavan quella turba magna. Tosto elli corson, preson l'armadura, e cavalcâro verso la campagna. Di quella gente avevan gran paura, che coverto era 'l piano e la montagna. Messer Galvan davanti dalle schiere feridor lui vuoi esser lo primiere.
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Pulzella Gaia sua magna bandiera in questa ora lá fece fermare. Quando lá apparve la chiarita spera, tutta la gente fe' meravigliare. E lei si trasse fuori d'ogni schiera, e fortemente prese a biastemare: —O cavalier, cattivo e disliale, che l'alto Iddio si ti metta in male!
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O dislial, perché m'hai palesata? Mala ventura a chi ti cinse spada! La piú gentil donzella hai ingannata che si trovasse per ogni contrada; onde per te io sono imprigionata; ben vo' morir, dappoi ch'ella t'aggrada. Mia madre mi dará prigion sí forte, che meglio mi saría aver la morte.—
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