Messer Galvano alla piazza ne andava: di seta un drappo li fu appresentato. Messer Galvano suso si montava, lo ciocco e la mannaia have posato. Tutti li cavalier gran duol menava del buon Galvano, cavalier pregiato; e poi ciascuno indrieto torna presto: sua cruda morte non vuol aver visto.
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Messer Galvano sí prese a parlare, e disse allo re Artú:—Or m'intendete: la baronia fate presto tornare; questa grazia, per Dio, mi concedete! Da tutti quanti mi vo' accombiatare; sarò contento, se 'l don mi farete. Tutti i baroni che son scritti in corte sí vegnano a vedere la mia morte.—
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Lo re Artú sí li fece tornare; tutti a messer Galvan furono intorno; e tutti quanti aveano a lagrimare, e da messer Galvan s'accombiatôrno. Messer Galvano si prese a parlare: —Della mia morte non sono musorno. L'anima mia ne raccomando a Dio: morir vo', giacché piace all'amor mio.—
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Galvano al ciocco allor s'inginocchiava, e sí chiamava:—O rosa imbalconata, poi che t'è a grado, morir non mi grava, la mia morte si fu ben meritata. Merta morire mia persona prava. Dove sei tu, o donna delicata? Pure una volta veder ti vorria; poi di morir non mi rincresceria.
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Allora la Pulzella con pietade, per camparlo da morte e darli vita, tosto sí corse inver' quelle contrade; drappi di seta nera fu vestita. Molto gioiosa per quei sentier vade; mai non fu vista donzella sí ardita. E, per camparlo, lei si messe in via con molta gente e gran cavalleria.
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