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—Orsú, poi che tu sei sí buon maestro, come m'ha detto dianzi qui costui…— E lui col suo parlar rispose destro: —Sempre mai, in ogni lato dov'i' fui, ho voluto veder senza sinestro e la mattina; cosí dico a vui. Ma mi bisogna, a volervi sanare, veder con l'occhio e con la man toccare.—

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Fu data in cura a Biagio ogni donzella. e 'n camera n'andò, dov'eran quelle. A Biagio gli parea ciascuna bella, che rilucevan come fan le stelle. Biagio a ciascuna di quelle favella: —Cavatevi ciascuna le gonnelle, ché mi bisogna, per la fede mia, vedere a tutte vostra malattia.—

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Tal che le fece tutta dua spogliare, e vide tutto e toccò con la mano, tanto che lo facevan sospirare e feciongli arricciar tutta la lana; ed aveva ciascuna a confortare: —La vostra malattia fie tosto sana, e prestamente senza alcun divaro.— Fa vista di pigliare un lattovaro.

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E tolse un di quei fichi prestamente, lo mise in bocca ad una di coloro; e poi a l'altra fece similmente, e destramente nettò com'un oro: ne dette dua per una lí presente; e, stando un poco, ciascuna di loro cominciarono a dir:—Maestro tale, noi siam guarite d'ogni nostro male!—

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Andò la nuova tosto alla regina come è guarita ciascuna donzella, e prestamente alla zambra cammina, e trovò come è vera la novella; e disse a Biagio:—La tua medicina rider faratti ben la tua scarsella.— Rispose Biagio:—I' vo' mezzi e' danari, ché cosí fanno sempre e' nostri pari.—