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Fu la regina assai di ciò contenta e voleva che Biagio seguitasse. Biagio non ebbe la parola lenta, e gli diceva che non s'affrettasse, e risposegli:—Mai non mi rammenta che fusse alcuno che mi ragionasse di fare in fretta questa medicina. ch'ell'è di troppo noia e troppo fina.

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E basta ben che domane a buon'ora i' farò sí che sarete contenta; ma io voglio una grazia da voi ora e voglio che di ciò siate contenta. —Io son contenta di piacerti ognora, né a ciò io non sarò pigra né lenta; e pensa s'io ti possa far servizio che ti ristori d'un tal benefizio.

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—Io ho sentito di voi ragionare ch'avete assai tesoro e cosí bello, e tante belle cose a tal affare, sí che, se v'è in piacer, vorria vedello.— Disse la donna:—Dopo desinare tel mostrerò, se t'è in piacere quello; vorrei sognar volentier di sapere far cosa ched io possa a te piacere.—

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Biagio sí se n'andò a desinare, e disse:—Forse anche potrei godere.— E pensa nel suo cor quel ch'abbi a fare, che possa le sue cose riavere. Com'ebbe desinato, a tal affare, e la regina, per farli piacere, mandò per lui e 'n zambra si lo mena, la quale è tutta di tesoro piena.

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La prima cosa, distese il tappeto, che tolse a Biagio, in mezzo del solaio. Biagio stava a veder e stava cheto. Prima n'avea sottomesso un vaio e molte gioie, auditor mio discreto, che valean quelle cose un gran denaio;— e poi vi misse, senza far soggiorno, quella borsa di Biagio ed anco il corno.