55

A tanto si tacíe questa novella, e la duchessa campò dolorosa. Il giorno avía giá fatta l'aria bella, ch'ella uscí fuor della zambra amorosa vestita d'una porpora novella, ma non mostrava in sembiante dogliosa, e ginne in sala dove avea i baroni e donne e cavalier di piú ragioni.

56

E fece allor la duchessa appellare, giovani e donne e vaghi cavalieri, e disse a loro che volea danzare a guida della Donna del verzieri. Ed ella disse:—Dama d'alto affare, io nol so far, ch'io 'l farei volentieri.— E la duchessa gli rispuose presta: —Vo' sète di maggior fatto maestra.

57

Maggior fatt'è che menare una danza aver sí ben vostra cúcciola avezza, ch'al vostro drudo novelle e certanza porta, quando volete sua bellezza. El duca ne può far testimonianza, che co' suoi occhi el vide per certezza.— Udendo la donzella queste cose, partissi quindi e nulla le rispuose.

58

E ginne nella camera, tremando, siccome quella che di duol moriva, e di messer Guglielmo lamentando, pregandone la Vergine Maria, siccom'egli l'er'ita abbominando, che lo conduca a far la morte ria. —Come conduce me, che con mia mano morrò, come Bellicies per Tristano!—

59

Nella man destra ignuda avea la spada e la cúcciola nel sinistro braccio dicendo:—Traditor, poi che t'aggrada che io m'uccida, ecco ch'io men spaccio.— Poi dice:—Catellina mia leggiadra, oggi sarò in inferno, be' lo saccio, e tu sia di mia morte testimoni dinanzi al duca ed agli altri baroni.—