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El pome della spada appoggiò al muro e per me' il cuore s'acconciò la punta dicendo:—Omè lassa! Com'è duro el partito dove io oggi sono giunta! Per te, Guglielmo, traditore scuro, con Dido di Cartagine congiunta oggi sarò in inferno, con dolore!— Poggiò la spada e misela nel cuore.
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Ed una nana, ch'udí il gran lamento dentro alla zambra e 'l piatoso languire, volentieri sarebbe entrata drento, ma per temenza non ardiva gire. Udí el mortal sospiro col lamento ch'ella gittò, quando venne al finire. Corse lá drento e trovolla transíta, onde stridendo si tolse la vita.
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Corse messer Guglielmo e molta gente al pianto della nana dolorosa, e vidde morta in terra la innocente, pallida e fredda di morte angosciosa; onde trasse la spada inmantinente del tristo petto, tutta sanguinosa, e disse:—Spada, anzi che sia forbita, a me, lasso! a me torrai la vita!—
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E col viso in sul suo facea gran pianto dicendo:—Traditor mi ti confesso, e chiamo al mondo testimoni intanto ch'io con teco morrò per tale eccesso, e chi è in questa zambra da ogni canto vedrá la morte mia simil dapresso.— E misesi la spada con quel sangue per mezzo el cuore, onde di morte langue.
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Quivi chi v'era grande strida mise, vedendo morti damendue costoro, salvo che la duchessa, che sen rise. El duca sí mugghiava com'un toro, e raccontava sí come s'uccise Piramo e Tisbe alla fonte del moro; e dicen tutti:—Per simile crimine ne morí giá pur Francesca da Rimine.—