PASQUELLA. Viene a dirgliel tu.
LELIA. Io dico che ho altro da fare. Non odi?
PASQUELLA. E che hai da fare? Dacci una corsa; e tornarai subito.
LELIA. Oh! Tu mi rompi il capo, ora. Vatti con Dio.
PASQUELLA. Non vuoi venire?
LELIA. Non, dico: non m'intendi?
PASQUELLA. In buona fede, in buona veritá, Fabio, Fabio, che tu sei troppo superbo. E sai che ti ricordo? che tu sei giovinetto e non conosci il ben tuo. Questo favore non ti durerá sempre, no. Ne verrá la barba; non arai sempre sí colorite le gotuzze né cosí rossette le labbra; non sarai cosí sempre richiesto da tutti, non. Allora conoscerai quanto sia stata la tua pazzia; e te ne pentirai, quando non sarai piú a tempo. Dimmi un poco: quanti ne sono, in questa cittá, che arebben di grazia ch'Isabella gli mirasse? E tu par che ti facci beffe del pane onto.
LELIA. Perché non gli mira, donque? E lasci star me che non me ne curo.
PASQUELLA. Oh Dio! Gli è ben vero che i giovani non han tutto quel senno che gli bisognarebbe.
LELIA. Orsú, Pasquella! Non mi predicar piú, ché tu fai peggio.