[337]. Delle bellezze delle donne, Discorsi due; nel secondo de' quali si legge: «Ma ditemi il vero: non vi par egli che questa nostra dipintura (della perfetta bellezza d'una donna) sia riuscita, nella mente vostra, più bella con quattro di voi, che la famigerata Elena di Zeusi con cinque Crotoniate? E questo è un fortissimo argomento, che a Prato sono oggi molto piú belle le donne, ch'elle non erano in Grecia anticamente». Del resto, al trattato umanistico del Firenzuola avevano preceduto, intorno a quel leggiadro argomento, le graziose goffaggini medievali, di forma tra il popolano e il dottrinale. Vedi, per esempio: El costume de le donne, con un Capitolo de le XXXIII bellezze (per cura di S. Morpurgo); Firenze, Libreria Dante, 1889. Della sede e scena dei dialoghi Firenzoliani dove oggi il Collegio Cicognini, vedi Cesare Guasti, Memorie di Giuseppe Silvestri; Prato, 1874; II, 5-6.

[338]. Purg. XIV, 109-10; Inf. XXXI, 17.

[339]. Vedi, per quanto qui riferisco sulla Giostra del magnifico Lorenzo, le indicazioni contenute a pag. 407-408 del cit. mio libro Florentia.

[340]. Mi piace riferire (parte della prima, e della seconda l'intero) le due lettere di Francesco Tornabuoni al magnifico Lorenzo, dei 4 e degli 11 gennaio 1469 (le pubblicai per nozze Levi-Bondi: La fidanzata di Lorenzo de' Medici; Firenze, Landi, 1897).

.... E' non manca mai giorno, che io non sia a vedere la vostra madonna Clarice, che mi fa impazare; che ogni giorno me ne pare meglio: lei bella, e piena di tutti i buon costumi, e à uno spirito mirabile; e sono circa viij giorni che l'à cominciato a imparare a ballare, c'ogni giorno à imparato un ballo: che non li è prima mostro, che l'à imparato. Maestro Agnolo l'avea pregata che la dovessi scrivervi di suo' mano, e per niente non lo volea fare: io l'ò tanto pregata, che per amore mio disse essere contenta farlo; ma ben mi disse che voi dimostravi essere molto occupato in questa giostra, chè dapoi è venuto Donnino non à avuto vostre lettere. Poi che voi non la potete vicitare con la persona, fatelo almanco con lettere spesso, chè gliene date gran consolazione. E in effetto, voi avete la più digna compagna d'Italia....

X.º Al nome di Dio, adi xj di febraio 1468 (stil fior.).

Magnifice vir et maior honorandissime. Questo dì c'è suto lettere di Giovanni Tornabuoni, come avevi fatto la giostra, e n'era uscito sano e con grandissimo onore V. M. La qual cosa subito ebbi intesa, l'andai a dire a la vostra madonna Clarice, e li portai una lettera di Giovanni, che non vi potrei dire la consolazione n'ebbe: che sono iiij giorni non s'è rallegrata se none oggi, perchè stava continovamente in sospetto di V. M. per rispetto de la giostra; e ancora à avuto un poco di doglia di testa, e subito intese questa nuova li passò la doglia, e sta tutta allegra. E di madonna Madalena non vi dico nulla, chè sarebbe impossibile a dirlo con quanta consolazione e allegreza sta, e solo li resta avere una consolazione: e questo ène, che voi vegniate fin qua questa quaresima, chè dice che vuole che voi vegiate la vostra mercanzia avanti l'abiate a casa: la quale ogni giorno migliora. In questa fia una lettera sua. Madonna Clarice non à voluto scrivere, e àmi detto che io vi scriva per suo' parte che v'à da dire un grandissimo segreto, e che non si fida di persona, nè lo vuol fare per lettera perchè dubita non ne fussi fatto mal servigio: e in effetto, vi chiama a più potere, e dice, ora s'è fatto la giostra, non arete più scusa da arecare. E a V. M. si raccomanda, e vi priega la raccomandiate al magnifico Piero e a madonna Contessina e a madonna Lucrezia e a la Bianca e a la Nannina e a Giuliano. Ieri levai panno pagonazo di Londra per una gonna a la romanesca, perchè questa quaresima vuol Madonna che la vadia a la romanesca, che credo non istarà punto male, e vuole andar vicitando tutti questi perdoni, pregando Iddio per voi.

Per questa terra non si fa altro che dire de la gran magnificenza avete fatto, e massimo de la persona, che si dice vi siate aoperato tanto degnamente quanto sia possibile di dire, e che giamai fu paladino facessi quello à fatto V. Magnificenza, che ciascheduno se n'è ralegrato grandemente, e massimo li amici vostri. Messere Giovanfrancesco figliolo del Marchese di Mantova si raccomanda a V. M., e per Dio se n'è molto rallegrato e avutone grandissima consolazione, confermandovisi sempre parato ai piaceri di V. M.

Per questa non m'accade a dire, se non che sempre mi raccomando a V. M., che l'altissimo Iddio di male guardi e la conservi in felicità.

Vostro Francesco di Filippo Tornabuoni in Roma.