[343]. Vedi la XXIIIª delle lettere del Poliziano, da me date nelle sue Prose volgari.
[344]. Vedi Un cappellano mediceo, a pag. 422 e segg. del mio Florentia.
[345]. Nota dell'armeggeria fatta da Bartolommeo Benci alla Marietta degli Strozzi il 14 di febbraio 1464 in Firenze; Firenze, tip. Galileiana, 1876: pubblicata, per nozze Paoli-Martelli, da A. Gherardi con lettera dedicatoria illustrativa.
[346]. «Ritrasse di naturale» scrive di Desiderio da Settignano il Vasari (IV, 228) «la testa della Marietta degli Strozzi; la quale essendo bellissima, gli riuscì molto eccellente»: e dal Boschetto degli Strozzi, fuor di Porta S. Frediano, è oggi nel loro palazzo in città. Altri ha creduto riconoscerla in un busto, pure strozziano, che è nel Museo di Berlino. «Ad Laurentium Strozam de Mariettae sororis laudibus» sono distici del solito eulogista mediceo Naldo Naldi, nel codice Laurenziano XXXV, XXXIV, c. 15-17.
[347]. Fra le Vite di contemporanei scritte da Vespasiano da Bisticci, è anche quella dell'Alessandra Bardi Strozzi: ma vedi di lei anche nell'aureo libro di Cesare Guasti sull'altra degna donna entrata nell'altro ramo della grande famiglia, Alessandra Macinghi negli Strozzi: Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli; Firenze, Sansoni, 1877; pag. XII-XV.
[348]. Nel cit. carteggio domestico pubblicato dal Guasti, si può vedere (pag. 589-90, 594-96) com'era giudicata la Marietta, quando si trattò di farne la moglie d'uno de' figliuoli dell'Alessandra, Lorenzo. A questo Lorenzo, che n'era innamorato fino a dare per certo che o lei o nessuna, il fratello maggiore Filippo scriveva nel 69: «Confessoti che sia da mettere per bella fanciulla, o vuoi dire donna, e che ha buona dota: ma in opposito mi pare vi siano tante parti, che pesono assai più che le buone. Di prima faccia, a chi lo sentirà parrà che noi vi manchiamo di riputazione, perchè la mercatanzia non va, tanto è soprastata e suta percossa» (allude a trattative d'altri matrimoni) «e costì e altrove; e l'essere trasandata di tempo, e sanza padre e sanza madre,» (era morta nel 65) «e fuori di casa sua, essendo bella, non sarebbe gran fatto che ci fussi qualche macchia. Poi penso, ec.»
[349]. È del febbraio 64, a Lorenzo, giovine di diciott'anni, a Pisa, nell'Archivio fiorentino di Stato, Carte Strozzi Uguccioni, filza CIII, a c. 72. Questo e qualche altro po' del latino che, leggendo alle signore, tradussi, non disdice forse all'argomento umanistico.... nè ormai a leggitrici parecchie, che vengon sapendo di latino più di taluni laureati.
.... ea ad te scribam, quae neque ah amicitia nostra aliena sunt, simulque in legendo tibi aliquam voluptatem possint afferre. Cum enim haec scribebam, nix totam pene urbem oppleverat: quam aliis taedio atque languori, aliis exercitio atque voluptati, fuisse scias; sed in primis incredibili voluptati fuit Laucterio Neronio, Priori Pandolfino et Bartholomeo Bencio, spectatissimis sane nostrae civitatis hominibus. Hi enim, hac oblata rerum opportunitate, in id convenerunt, ut aliquid memoria dignum ederent. Quapropter, circiter secundam horam noctis, ante aedes Strozzae puellae, cum summa hominum frequentia, nam ad id undique populus confluxerant, se obtulerunt, scilicet parati et simul iacere atque recipere quasi ad invicem multam nivem. Partiti igitur sunt cum puella nivem. Quod spectaculum, Dii immortales! nam pro dignitate, et innumerorum funalium luminibus, et tubarum clangore atque tibiarum suavitate, exornatum erat. Hic autem vereor ne mea inculta oratione assequi possim quid ea nocte meis oculis conspicatus sum. Quid enim dicam de variis circumastantium studiis? quid de multorum applausu? Liceat haec breviter perstringere, mi Laurenti, cum assequi nostris verbis nequeamus. Quisque enim illorum aliquid egregium se adeptum putabat, si nive niveae puellae faciem conspersisset, adeo ut facile diceres, hanc totam rem non nivis ludum fuisse, sed potius sagittatorum certamen ad scopon, tanta gloria pugnabant! Ipsa vero puella ita se gessit, ob summam, quae in illa est, ludendi venustatem atque dexteritatem, non dicam ob pulchritudinem quae satis omnibus innotescit, ut probata ab omnibus atque commendata discederet. Adolescentes vero ii, qui tam liberaliter luserant, nullo pacto prius, quin digno munere eam afficerent, discedendum putarunt. Itaque discessum est, ut unusquisque sibi accumulatissime satisfecisse videretur...»
Nix ipsa es virgo, et nive ludis. Lude; sed ante