e così fa la vostra età fiorita:
chè tosto è vecchia; e poi bisogna starsi.
[351]. Foscolo, Sepolcri, vv. 20-22.
[352]. Delle nozze episcopali fiorentine ebbi a far cenno nella prima di queste monografie, a pag. 28. Sono descritte in un frammento di Cronaca del 1342, pubblicato dietro a quella domestica di Donato Velluti, da D. M. Manni (Firenze, 1731), che alcune pagine della sua prefazione al libro spende su questo argomento, riferendone autorità di scrittori e di documenti. Dal latino notarile di quei documenti e di altri, concernenti il matrimonio della badessa di San Piero, si atteggiano pittorescamente costumi e figure di coteste età singolari.
In quelle nozze del 1342, il vescovo novello viene (così descrivono memorie d'un Libro della famiglia Visdomini, riferite dal Manni) viene da Porta Romana. Gli vanno incontro «con tube e cennamelle e altra sorta strumenti» il Potestà e il Capitano con tutti i loro cavalieri e giudici, e grande popolo dietro: così pure, tutti i canonici e il clero e le fraterie, processionalmente. Alla porta i Visdomini e i Tosinghi (le quali due famiglie sono i «visdomini» del vescovato fiorentino, i proverbiati da Dante [Parad. XVI, 112-114] del «farsi grassi» in sede vacante) scendono da cavallo, e «con serto e ghirlande in capo» aspettano 1 vescovo. All'arrivo di lui, che viene, «parato pontificalmente con mitra e piviale», e passa a cavallo la porta, quattro dei suddetti visdomini lo ricevono sotto un palio di drappo dorato retto su quattro bigordi o aste da giostra: altri due, in ufficio di «addestratori», prendono il freno del cavallo. E così, da Porta Romana la comitiva giunge a San Pier Maggiore. Scende il vescovo da cavallo: e i visdomini «lo ricevono nelle loro braccia, e con esso vanno all'altare»; e poi, mentr'e' si para, «sempre lo tengono fra le braccia», aiutandolo a vestirsi, e «vanno con esso fino alla camera, e dentro la camera, della badessa». Ivi il vescovo trova «un bellissimo letto che la badessa ha fatto fare per lui», e in quello si riposa a piacer suo. Poi esce di camera, e viene nel chiostro, dove si fa il banchetto. Il cavallo del vescovo resta alla badessa. Il giorno dipoi tornano i visdomini alla camera dov'è rimasto il vescovo; e al solito inghirlandati lo accompagnano in chiesa all'altare e lo insediano solennemente: poi viene il clero, vengono i religiosi, e lo conducono, scalzo, da San Piero a Santa Reparata, dove prende possesso.
Centoventuno anni dopo, il 27 agosto 1473, il vescovo (anzi allora l'arcivescovo) arriva a San Piero, siede pontificalmente; la badessa gli s'inginocchia dinanzi, supplicandolo di «essere da lui spiritualmente sposata»; egli «con ilare faccia» le dà l'anello; un Albizzi ha il privilegio di tenere il dito della sposa nell'inanellamento. Della camera, del letto, della notte nuziale, l'istrumento notarile non dice nulla.
Le nozze episcopali in San Piero le aveva anche Pistoia: vedi L'ingresso in Pistoia del vescovo Matteo Diamanti, e il suo sposalizio con la badessa di San Piero il 30 maggio 1400; Descrizione di un contemporaneo; pubblicata da C. Gigliotti (Camaiore, 1898) per nozze Rostagno-Cavazza.
[353]. Nelle nozze del 1301, lo stesso notaro che si roga dell'anello, ha testè ricevuto una protesta del sindaco e procuratore del monastero, con riserva di diritti ec., perchè al pranzo nuziale in San Piero sono stati ammessi, e delle due famiglie visdominali e de' canonici, più di quelli che soli n'avevano il diritto. La cerimonia del 1383 è accompagnata da tumulti e proteste, e seguita da un lodo di giurisperiti.
[354]. Di questa sella, «anzi sella e freno», vedi le lettere XIVª e XVIª della Macinghi Strozzi, e relative annotazioni del Guasti. Ne' tempi dell'Alessandra pare che la cerimonia andasse un po' in disuso: ma non mancano testimonianze del secolo successivo. Una elucubratio su tale argomento, di Dionisio Lippi pievano di Castelfiorentino, ha occasione dall'ingresso del 1567.
Queste mie noterelle 352, 353, 354, si appoggiano a documenti dell'Archivio notarile, o contenuti nel così detto Bullettone o Libro dei visdomini, che si conserva nell'Archivio arcivescovile di Firenze.