[375]. Delle Donne di casa Medici avanti il principato (Contessina, Lucrezia, Clarice, Alfonsina, Maria Salviati) ha raccolto le memorie, dall'edito e dall'inedito, una studiosa alunna dell'Istituto Superiore fiorentino di Magistero femminile, signorina Berta Felice; ed io benauguro della non lontana pubblicazione. — La Macinghi Strozzi è rivissuta nel libro del Guasti. — Di Maria Salviati nei Medici, di Maria Soderini nei Medici, di Maria Strozzi nei Ridolfi, vedi qui appresso, note 87, 88. — Nella Isabella Guicciardini effigio io, in questo stesso libro, Una madrefamiglia del Cinquecento. — Ne' Rucellai, famiglia di gran valentuomini in quell'età di transito da repubblica a principato, e fra questo e quella ondeggiante, entrò la Nannina Medici sorella del magnifico Lorenzo, moglie di Bernardo uom di stato e umanista; e seguaci fervorose pur vi ebbe il Savonarola (vedi appresso nota 376).
[376]. Vedi P. Villari, La storia di G. Savonarola; II, CXCIJ. E ne' Documenti e Studi intorno a G. Savonarola per cura di A. Gherardi (Firenze, Sansoni, 1887, a pag. 216) si legge che all'invito per la prova del fuoco, a provar vera, contro le scomuniche, la dottrina del Frate, erano «tanti che desiderano entrare in questo fuoco, che è uno stupore, così secolari come religiosi, come femine et giovanetti. In modo, che invitando iermattina in pubblico fra Domenico a questo, si levorono a un tratto molte donne gridando: Io, Io....»
Una di coteste donne è credibile fosse la «diletta in Cristo sorella, ancilla del Nostro Signore», alla quale, senza ne apparisca altramente il nome, fra Domenico Bonvicini, il più animoso dei seguaci del Savonarola e uno de' due suoi compagni di rogo, scriveva:
Sorella mia in Christo domino dulcissima. Le nostre cose sono da Dio: et se Voi starete umile, e non le comunicherete con molti, nè le direte se non forzata o per grande utilità, pregando il Signore che non vi lasci ingannare; se farete, dico, queste tre cose, non vi si mescolerà mai alcuno errore, e cresceranno in magior lume e grazia. Dunque pregate Dio che mi mandi uno demonio come egli ha mandato a Voi; ciò è di quella ragione spirito, della quale ragione avete Voi; perchè io vorrei essere spiritato come siete Voi. De', fate d'essere exaudita. Oh quanta cecità della Chiesa nel tempo presente! poi che e' ministri di quella non sanno discernere tra la luce e le tenebre qual differenza sia, cioè tra 'l pazzo e lo spiritato; e tra lo spiritato di Dio spirito santo, e lo spiritato del demonio spirito maligno. Ma io mi credo che la passione e disordinata affezione, e poca allegrezza del bene e della grazia del fratello, faccia a molti dire quel che per nessuno modo essi non credono. E basti....
Guido Biagi, Spigolature savonaroliane (per nozze Rostagno-Cavazza; Firenze, 1898), a pag. 9-10. È probabile che costei fosse monna Bartolomea Gianfigliazzi; «la quale avea sue divozioni e sua spiriti, secondo diceva»; così il Savonarola nel processo (Villari, loc. cit.); «ma» soggiunge «a questa non prestava molta fede, perchè li pareva pazza.»
Le due Rucellai savonaroliane furono una Cammilla, venuta dai Bartolini Davanzi, e una Marietta entrata negli Albizzi (vedi L. Passerini, Genealogia e Storia della famiglia Rucellai; Firenze, 1861; pagg. 130-131). La Cammilla, scioltasi dalla vita coniugale (prima annuente, poi renuente, il marito), si fece terziaria domenicana col nome di suor Lucia; e nel Diario sacro ec. fiorentino, ch'ebbi occasione di citare a pag. 59, è sotto il 28 ottobre: «Beata Lucia Bartolini Rucellai domenicana». Se di tempra giacobina fosse costei, lo mostra una pagina del Processo savonaroliano (Villari, II, CLXJV, CCXXVIJ), che si riferisce al truce episodio (vedi sopra, nota 18) della condanna e decapitazione dei cinque Medicei nel 97: «Filippo Arrigucci, che allora era de' Signori, voleva gittare dalle finestre del Palazzo Bernardo del Nero, che era allora Gonfalonieri di Iustizia: e in quel tempo il ditto Filippo mandò a dimandare madonna Camilla de' Rucellai quello si aveva a fare allora; e lei gli mandò a rispondere che lei aveva avuto in revelazione, che gittassero dalle finestre Bernardo del Nero....».
[377]. Vedi fra i citati Documenti e studi del Gherardi, come scriva, il 25 maggio 1495, una Guglielmina della Stufa al marito Luigi Commissario per la Repubblica in Arezzo: «Fra Girolamo, stamani, ci à rafermo el bene che noi avemo avere che non mancherà per nulla, ma che prima abbiamo avere del male; e perchè el male sia meno, ci ha detto faciamo quaresima da qui a lo Spirito Santo, e stiamo in orazione; e che non dubita che messer Domenedio è piatoso, che ci alegerirà le nostre fatiche che avemo avere. Sì che qua ognuno stimo la farà. El simile devereste far Voi, a ciò che Dio ci liberasse da tanti affanni e tribulazione che si trova questa città e, per dire meglio, tuto el mondo».
Ma singolare documento savonaroliano e femminile è la Lettera di una Monaca a fra Jeronimo Savonarola, pubblicata (per nozze Carnesecchi-Bini; Firenze, 1898) da Guido Biagi; dove è sollecitata «la riforma delle donne» quasi con senso di gelosia, che il riformatore si occupi meno di loro, che «degli uomini e de' fanciulli».
✠ yhs.
Debitores sumus non carni, ut secundum carnem vivamus. Si enim secundum carnem vixeritis, moriemini: si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis. Ad Romanos, 8 cº.