Essendo noi, reverendissimo in Christo Yhesu padre diletto, debitori non alla carne, ma per mortificare le opere della carne collo spirito e vivere; e questo desiderando moltissime persone, e maxime le fanciulle, le quali zelanti e fervide che l'onore di Dio in loro sia magnificato, avuto più volte da Voi predicando consiglio e documenti si debbino reformare ad uno onesto e semplice vivere, e con ardente caritate e mirabile fervore eccitate a fare la reforma; pare a loro che, poi eccitasti et a reformare cominciasti li uomini et i fanciulli, delle donne non vi curiate. E benchè siàno manco degne, non è però che da Dio non siàno molto amate, poi che di donna volse nascere, e la Chiesa dice: Intercede pro devoto femineo sexu. Le quali vorrebbono, per zelo di iustizia, fussi pregato notificare e pubblicare questa reforma, acciò possino el desiderio nel quale si ritruovono perficere. E sapete non essere manco virtute il conservare lo acquistato, che il congregare: immo, più; come dice Jovanni Cassiano nelle sue Collazioni. Et avendo voi assai tempo laborato e ben seminato, è necessario provedere non venisse lo inimico omo per seminare la zinzania; e maxime che viene il tempo della state, e le fanciulle di nuovo si rivestono: vorrebon sapere che foggia e forma abbino a fare. Sapete che 'l senso tira: se non provedete con questa reforma, transcorreranno in troppa dilazione. Sì che, per caritate, siate contento più presto potete manifestarla. Non altro. Christo Yhesu sempre sia in vostra guardia. La nostra sorella et io, vostre sempre spiritual figliuole, vi preghiamo nelle vostre orazione di noi facciate memoria; e così tutta la casa nostra è al vostro comando. Addì 2 di maggio, l'anno di salute MCCCCLXXXXVI.

Per la Vostra in Christo spiritual figliuola Margarita di Martino.

[378]. Predica dei 15 maggio 1496; a c. 42-43 dell'edizione di Venezia, 1540.

[379]. Vedi Villari, op. cit., I, 505-511; II, 95. In una Canzona (da me ripubblicata; Firenze, 1864) d'un Piagnone pel Bruciamento delle vanità nel carnevale del 1498, la quale al Tommaseo (Dizionario estetico, pag. 910) parve palinodia insieme e parodia dei canti carnascialeschi Medicei, fra le cose che il fiorentino piagnone dice a Carnevale, mentre questi si accinge a tramutarsi da Firenze, convertita cristiana, a Roma curiale e pagana, è anche:

Le tue donne vane e stolte

sonsi mai contra te volte,

che l'avevi fatte erede?

E Carnasciale risponde:

Ciascun m'ha per derelitto;

fin le donne m'hanno afflitto,