rinegando la mia fede.
[380]. Vedi in iscorcio quelle e altre figure in Mecenate e Cliente medicei, a pag. 206 segg. del cit. mio libro Florentia.
[381]. P. Villari, Niccolò Machiavelli e i suoi tempi; III, 44 segg., 77, 136 segg.
[382]. Vedi Carnasciale postumo, a pag. 412-421 del mio cit. Florentia; e Repubblica medicea, a pag. 143-149 delle mie Conferenze fiorentine (Milano, Cogliati, 1901).
[383]. A pag. 68-69 del cit. Studio di G. Levantini-Pieroni su Lucrezia Tornabuoni.
[384]. Lettera LIXª, de' 15 novembre 1465, a pag. 517: «.... l'angiolo Raffaello,.... come guardò Tubbiuzzo da pericoli e da inganni, e poi lo rimenò al padre e alla madre,.... così rimeni voi a vostra madre, che con tanto disiderio v'aspetta».
[385]. Vedi sopra, a pag. 236-37, nota [348].
[386]. Anche questa madre fiorentina ci fu rivelata da Cesare Guasti, quando illustrò coi documenti Alcuni fatti della prima giovinezza di Cosimo I de' Medici (ora negli Scritti storici, vol. I delle Opere, a pagg. 91 segg.). Vedi poi L. A. Ferrai, Cosimo de' Medici duca di Firenze; Bologna, Zanichelli, 1882: Pierre Gauthiez, Jean des Bandes Noires; Paris, 1901.
[387]. Anche in quel dramma finale della libertà fiorentina, la parte che, madre e sorella, figliuola e nuora, ha la donna, accennata già pur negli storici contemporanei, emerge oggi e rileva dalle belle monografie di L. A. Ferrai, Lorenzino de' Medici e la società cortigiana del Cinquecento, Milano, Hoepli, 1891; e di Pierre Gauthiez, Lorenzaccio, Paris, 1904.
[388]. Questo Aneddoto della corte d'Urbino fu, con parole degne e della donna e della patria, tratto fuori dagli Opuscoli di Scipione Ammirato, e ravvivato, da Pietro Giordani; Opere, ed. Gussalli, VIII, 136-37.