[389]. Le due tragedie strozziane sono state modernamente riprodotte, in un dramma, il Filippo Strozzi del Niccolini, e in un romanzo (qual ei si sia) di Giovanni Rosini, la Luisa Strozzi. Su «la fine della Luisa Strozzi, involta ancor oggi in profondo mistero, senza speranza di squarciare il fitto velo che la ricopre», vedi L. A. Ferrai, op. cit. pag. 146-49.

[390]. Clarice, figliuola di Piero del magnifico Lorenzo de' Medici e dell'Alfonsina Orsini, rinnovava il nome della nonna. «Altiera e animosa donna» la ritrae il Varchi (Stor. fior. III, V), che alla vigilia della cacciata Medicea del 1527, va in lettiga, «come cagionevole» ch'ella era (e morì l'anno dopo) al palagio dei Medici; e rinfaccia ai due giovinastri, Ippolito e Alessandro, che ivi rappresentano indegnamente quel gran nome, come e quanto «i modi che essi hanno tenuti e tengono siano dissimili a quelli che hanno tenuti i loro maggiori»; e che «i suoi antenati avevano tanto potuto in Firenze, quanto aveva conceduto il popolo; e alla volontà di quello avevano ceduto, andandosene; e essendo richiamati dalla volontà di quello, erano altre volte ritornati: e così giudicava che fusse da fare al presente».

Col nome di Clarice Medici Strozzi è fra le Rime diverse di alcune nobilissime donne, raccolte da L. Domenichi (Lucca, 1559), questo madrigale patriottico a Firenze:

Flora, ninfa superba,

che di Dïana sprezzi

l'arco le reti le fontane e l'erba,

non viver tanto in vezzi;

chè, a te stessa increscendo,

cangi la propria forma in strani lezj.

Già, se il vero io comprendo,